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Del Frate, Kofler, Boano, Intropido: A due voci

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Lo spettacolo scritto da Giovanni Boano e diretto da Claudio Intropido ha debuttato in anteprima all'Alzheimer Café di Settimo Milanese (MI). In scena Nadia Del Frate, Fabrizio Kofler e Giovanni Boano, che hanno emozionato il pubblico con la loro delicatissima messa in scena.



Di seguito la recensione di Emma Baj, referente dell’Alzheimer Cafè di Settimo Milanese:


Lo spettacolo teatrale “A due voci”, andato in scena oggi a Palazzo Granaio, è andato ben oltre la rappresentazione: è stato un attraversamento dell’anima.

Una commedia intensa e autentica, capace di toccare corde profonde in chiunque abbia conosciuto, direttamente o indirettamente, il fragile universo dell’Alzheimer.

Sul palco prende vita la storia di una madre, Clelia, interpretata dalla straordinaria Nadia Del Frate, perduta nei mille rivoli della memoria, dove i ricordi si scompongono, i volti si confondono e il tempo e le cose smettono di avere contorni certi.

Accanto a lei, un figlio, Giulio Fabrizio Kofler: stanco, disorientato, in bilico fra il debito di riconoscenza e l’approdo sicuro di un ricovero. Un figlio che, proprio nel momento in cui decide di affidarla a una struttura, ritrova quella madre, ma non nella memoria di un tempo, bensì in una verità più profonda: quella del legame dell’amore, che resiste anche quando le parole sbagliano spesso strada.

E poi c’è la voce scientifica, quella del medico, interpretato da Giovanni Boano: un protagonista intenso e profondamente umano, che rifiuta l’idea di consegnare i propri pazienti a un destino privo dell’assistenza clinica adeguata.


La straordinaria bravura degli interpreti ha reso tutto vivo, reale, toccante e coinvolgente. Ogni gesto, ogni pausa, ogni sguardo restituiva con delicatezza e verità la complessità dell’Alzheimer: il dolore, la perdita, ma anche gli inattesi lampi di tenerezza e riconoscimento che continuano a unire le persone oltre la malattia.


Abbiamo avuto l’onore e il piacere di assistere alla prima rappresentazione di questo lavoro, che meriterebbe di essere accolto e proposto all’interno strutture dedicate ai malati di Alzheimer, ai loro familiari, agli operatori sanitari e a tutti coloro che questa realtà la toccano con mano ogni giorno, proprio per la sua straordinaria capacità di creare consapevolezza, empatia e condivisione.


“A due voci” non è stato soltanto teatro, ma un momento artistico di altissimo livello e soprattutto uno spazio di emozione condivisa, riflessione e profonda comprensione umana.

 
 
 

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