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LISA GINO

ATTRICE - AUTRICE

TORINO

Laureata in Scienze della Comunicazione e in Culture Moderne e Comparate all’Università degli Studi di Torino. Dal 2001 è parte del direttivo dell’Associazione Culturale Rosse Torri, ente che produce e promuove rassegne cinematografiche e teatrali. È redattrice della rivista Varieventuali, edita dalla stessa Associazione. Dal 2011 canta nel coro di polifonie africane Voix Qui Dansent, composto da sole voci femminili.

Inizia la sua formazione teatrale negli anni ‘80 e ‘90 con la Scuola del Teatro delle Dieci di Torino diretta da Massimo Scaglione e Mario Brusa e prosegue poi con il Laboratorio Yutah di Ivrea. Partecipa a diversi laboratori di canto annuali con la cantante belga/congolese Anita Daulne (voce del gruppo Zap Mama) e, nel biennio 2014/2015, segue il corso di regia curato da Corrado d’Elia al Teatro Libero di Milano. Dal 2017 è parte attiva del Laboratorio di Drammaturgia Ritratti al Futuro, condotto da Laura Curino grazie al quale è stato pubblicato l’omonimo volume che contiene tre suoi racconti teatrali.

Come autrice e attrice ha curato traduzioni e adattamenti, con un occhio particolare verso le storie al femminile come La carta gialla, liberamente tratto dal racconto The Yellow Wallpaper di Charlotte Perkins Gilman.

SINOSSI - LA CARTA GIALLA



Immaginiamo di trovarci in una stanza e di non poterci muovere senza il permesso di qualcuno, che dice di agire per il nostro bene. Per quanto tempo pensiamo di poter mantenere i nervi saldi?

E se invece da quella imposizione riuscissimo a costruire una strada per la libertà?

Scritto tra il 6 e il 7 luglio 1890 e pubblicato sul numero di gennaio 1892 del The New England Magazine, The Yellow Wallpaper narra la storia di una donna costretta a fare quello che il marito (e suo medico) impone, anche se il trattamento che le prescrive è in diretto contrasto con ciò di cui lei avrebbe veramente bisogno: stimoli mentali, lavoro, socialità e la libertà di sfuggire alla monotonia della stanza (vita) in cui è intrappolata.

Il racconto mette in scena una prigionia intollerabile che però sfocia in una presa di coscienza capace di aprire uno spiraglio verso la conquista della libertà attraverso la consapevolezza, a sostegno di come il riscatto e la rottura di schemi inaccettabili non possano essere fermati neanche dalla più oppressiva delle costrizioni.

Il modo con cui alle donne fossero attribuite certe caratteristiche, certe predisposizioni e addirittura certi doveri nel ruolo di coppia: confortare, appoggiare, dare sollievo mantenendo una posizione sottomessa e di obbedienza, avevano un’influenza fondamentale sulla limitata possibilità di percepire sé stesse, dato che tali caratteristiche erano considerate doti indispensabili e assolutamente non negoziabili. Uno scenario non così diverso da quello che vediamo ancora ai nostri giorni. Motivo per cui questo testo è, a tratti, incredibilmente attuale.

Charlotte Perkins Gilman ha passato tutta la sua esistenza di scrittrice e conferenziera a ribadire come la mancanza di autonomia delle donne vada a detrimento del loro benessere mentale, emotivo e perfino fisico. Attraverso la scrittura, che divenne, nel suo caso, espressione potente di un nuovo essere e, al tempo stesso, luogo di rifugio e rifiuto, Charlotte si è ribellata alle regole del suo tempo. Ha saputo tradurre in alta letteratura quelli che, allora, erano i grossi vincoli vissuti dalle donne, non considerate parte attiva e produttiva nella società civile. The Yellow Wallpaper, oltretutto, fu una sfida aperta al medico che aveva proposto e applicato la “rest cure” come rimedio alla depressione post-partum, il Dr. Silas Weir Mitchell, a cui lei mandò una copia del racconto. Non ottenne mai risposta, ma due anni dopo, a seguito anche di alcuni casi di suicidio, la “cura” venne ritirata, seppur senza motivazioni specifiche.

L’adattamento curato da Lisa Gino si focalizza sulla relazione uomo-donna, su come certi meccanismi mentali siano duri da sradicare e da combattere. Siamo ancora chiuse in stanze dalle quali è spesso difficile uscire, ma che solo noi possiamo decidere di abbandonare o di trasformare in luoghi di libertà.


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