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Masala, "Viaggio in Sardegna"

“Secondo la leggenda, pare che Dio - dopo aver creato il continente - avendo nella bisaccia dei massi e un po’ di terra, abbia gettato tutto in mezzo al mare per poi calpestare quell’informe impasto con un piede". Quell'impasto è un'isola.

Viaggio in Sardegna, di (e con) Stefania Masala, è un monologo in sette parti. Racconta la storia di una ragazza piena di sogni che - a 19 anni - fugge da Sassari perché l'isola le sta stretta. Lascia i genitori, gli amici dell'infanzia e la cultura un po' chiusa della sua gente: "Io ho abbandonato la Sardegna. Sono scappata per non restarne prigioniera. Lei però non ha abbandonato me. Ero soffocata dalla mitologia sarda, dal senso di frustrazione di chi cerca di farsi amare colmando di doni il visitatore saltuario, sperando con l’accogliere di essere accolto". Ma sul continente, prima desiderato e poi conquistato, si ritrova sola. E, in terra straniera cresce il rimpianto: “Direi più una solitudine dello smarrimento: quell’essere in un luogo non volendoci stare e volerci stare quando si è già lontani".

La terra in comune

Nuraghi incastrati tra le rocce, sferzati dai venti millenari, fanno da sfondo silenzioso a una comunità racchiusa in se stessa, dove i terreni non hanno storicamente un confine. Poi, con l'Editto delle chiudende del 1820, il re Vittorio Emanuele autorizza "qualunque proprietario a liberamente chiudere di siepe, o di muro, vallar di fossa, qualunque suo terreno non soggetto a servitù di pascolo, di passaggio, di fontana o d'abbeveratoio". La scomparsa della proprietà collettiva lascia spazio a un'improvvisata colonizzazione: "Gente che prende e non lascia niente. Tanche chiuse con muro, fatte all’arraffa arraffa, se il cielo fosse in terra, avrebbero recintato pure quello" (tancas serradas a muru s’afferra, afferra, si su chelu fit in terra, l’haian serradu  puru).

Le proprietà di pastori troppo poveri (e troppo ignoranti) per difendere la propria identità, passano di mano per due soldi.

La gente chiusa

Duri come rocce, chiusi come ricci: è così che gli isolani sopravvivono alle ingiurie del tempo.  Il Viaggio descrive l’orgoglio degli uomini sardi e la bellezza delle sue donne avvolte nei costumi tradizionali: gente ruvida, unita da lingua difficile e un po' ostile persino ai bambini che amano avventurarsi nei discorsi degli adulti.

Quando Masala torna a Sassari, all'aeroporto l'accoglie il padre porgendole la mano. Non è certo il trasporto che si riserva al figliol prodigo: “Ma come, babbo, dopo tanto tempo nemmeno un abbraccio?”. "Dopo tanta distanza fisica bisogna ristabilire una vicinanza spirituale, sennò l’abbraccio è un abbraccio vuoto”.


L'incanto dei letterati

Viaggio in Sardegna è un itinerario dello spirito che trova nei racconti di scrittori di fama mondiale le ragioni del fascino arcaico e misterioso dell'isola. A partire dall'800 ne parlano Robert Tennant, Eugene Roissard de Bellet, Antoine Valery, Gabriele d’Annunzio, Edoardo Scarfoglio, Cesare Pascarella, Virgilio Lilli, Elio Vittorini. E, soprattutto, David Lawrence, con il suo Mare e Sardegna: “Sono divertenti queste ragazze, donne e contadine: così vivaci e spavalde. Le loro schiene sono dritte come piccoli muri e le sopracciglia decise e ben disegnate. Stanno sul chi vive in modo divertente. Come uccelli vivaci e svegli, sfrecciano per le strade, e ti rendi conto che ti darebbero un colpo in testa con la stessa facilità con cui ti guarderebbero. La tenerezza, grazie al cielo, non sembra essere una qualità sarda. Queste donne devono badare a se stesse, tenere la schiena dritta e i pugni duri”.

Lo spettacolo Viaggio in Sardegna debutta a Londra nel 2021 e, in seguito, vince il premio Remigio Paone di Formia. Stefania Masala ha studiato con Cristiano Censi, Isabella del Bianco e Giancarlo Sepe; ha recitato con Giorgio Albertazzi e collaborato con Dario Fo, Uto Ughi, Anna Proclemer, Maurizio Scaparro, Antonio Calenda, Daniele Salvo e Patrick Rossi Gastaldi. È anche autrice e chitarrista.



Lo spettacolo

Viaggio in Sardegna

Musiche

Cristiano Porqueddu

Alla chitarra

Giovanni Martinelli

Regia

Patrick Rossi Castaldi






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