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98 risultati trovati con una ricerca vuota

  • I Carrettieri, "De André da ballare"

    Sembrava una mission impossible, ma I Carrettieri ce l'hanno fatta: Riccardo Dell'Orfano (fisarmonica e voce), Fabiano Radesca (chitarra, mandolino, bouzouki, basso) e Salvatore Ferrarello (cajon, percussioni) hanno proposto - venerdì 9 febbraio a Vizzolo Predabissi (Milano) - un "De André da ballare" godibilissimo. In scaletta alcuni classici stranoti come "Don Raffaè", "Dolcenera", "Carlo Martello", "Il pescatore", "Bocca di rosa", Il giudice,"Il nano" e "Via del campo", in una versione decisamente più "mossa" dell'originale. Il sound un po' gitano e un po' irlandese, sottolineato da fisarmonica e percussioni, ha riletto il cantautore genovese in chiave popolare. Decisamente non intimista. Il risultato è un omaggio a De André piuttosto fedele, arricchito con un sound ben calibrato. Perché se è vero che De André si può anche ballare, vale la pena di fermarsi a riascoltare questi testi ricchi di poesia, scritti molti decenni fa e mai scalfiti dal tempo. E, alla fine, così è stato. Scommessa vinta dunque da I Carrettieri grazie a un'esibizione generosa ed equilibrata, senza sbavature e senza prevaricazione di generi musicali. Il resto l'hanno fatto la passione, l'affiatamento, la grinta e l'empatia. Riccardo dell'Orfano parla con il suo pubblico, racconta, scherza e recita poesie: "Laudato sii"e "I dieci comandamenti" introducono brani sul tema - non ortodosso - della religione vista da Faber. Insomma, "De André da ballare" è uno spettacolo autentico, mai forzato: il contesto gradevolissimo della cascina milanese, l'ospitalità della padrona di casa e il calore del pubblico che balla, batte le mani, canta e ticchetta con i piedi, completano il quadro di una serata ben riuscita. Lo spettacolo De André da ballare Con I Carrettieri In scena Riccardo Dell'Orfano Fabiano Radesca Salvatore Ferrarello

  • Visto per voi: "Uccelli" di Aristofane

    Otto attori, un cantante e una cascata di piume. Emilio Russo rilegge “Uccelli” di Aristofane e rimette sul tappeto una questione millenaria: il potere e i suoi eccessi. Nel 414 avanti Cristo Pisetero ed Evelpide, cittadini ateniesi, decidono di lasciare la polis per andare in cerca di un posto dove trascorrere i loro giorni senza grattacapi, lontano dai meccanismi complicati della vita sociale e istituzionale della città. Approdano in un luogo immaginario tra terra e cielo e realizzano il loro sogno utopico: quello di una città che rinnovi la perduta età dell’oro, quando gli uccelli, più antichi di Crono e dei Titani, padroni del tempo, erano sovrani di una patria dolce e materna, senza leggi né violenza. Spettacolo vincitore del Premio Nazionale Franco Enriquez 2019 (sezione migliore adattamento e regia). Di Emilio Russo. Con Enrico Ballardini, Giulia D’Imperio, Nicolas Errico, Claudio Pellegrini, Maria Vittoria Scarlattei, Emilia Scatigno, Jacopo Sorbini e Chiara Tomei. Voce di Camilla Barbarito, produzione e arrangiamenti musicali di Fabio Marconi, scene di Francesco Fassone, costumi di Pamela Aicardi. Una produzione di TieffeTeatro Milano. Lo spettacolo Uccelli Dove Teatro Menotti, Via Ciro Menotti 11, Milano Quando Fino all’11 febbraio Ingresso alle ore 20.00 Domenica alle ore 16.30

  • Marta Pistocchi e il "Grand Cabaret"

    Venghino signori venghino al varieté di Madame Pistache, gran dama del Cabaret de Paris. Impresaria, attrice, presentatrice, ballerina e gran maîtresse dell'intrattenimento, gestisce con ironia il "Grand Cabaret de Madame Pistache". Nell'atmosfera un po' retrò della Francia degli anni Trenta, Madame ospita le attrazioni di tutto il mondo: ci sono Cab Calloway e il suo Cotton Club; Django Reinhardt e il suo inimitabile swing e - naturalmente - Edith Piaf, intramontabile simbolo della chanson française. Il gran minestrone di artisti di ogni genere e cultura, si insaporisce con le ballerine di tip tap e la tanguera argentina, la danzatrice del ventre e il Trio Lescano (esatto, l'intero trio). Insomma, tutto quanto fa avanspettacolo. Marta Pistocchi è Madame Pistache. Eclettica e autoironica, la loop station ai piedi, il violino e l’ukulele tra le mani, le scarpe “rinforzate” e una verve travolgente, è una straordinaria one-woman-band: suona, balla, recita e ripropone al pubblico alcuni indimenticabili classici d'autore. Un po' zigana e un po' tanguera, non perde l'occasione di flirtare con uno spettatore. Gioca, scherza, chiede partecipazione. Violinista professionista, diplomata all'Accademia Internazionale della Musica di Milano e al Conservatorio di Piacenza, Marta Pistocchi - nel tempo - si innamora del teatro di strada. Unisce e amalgama le sue diverse anime artistiche: violinista, saltimbanco, cantante popolare. Autrice, attrice, musicista, artista circense, fa parte della compagnia italo-francese Circo Zoè. È musicista di scena per diverse produzioni e collabora con la storica compagnia di marionette Gianni e Cosetta Colla. Milanese doc, ha recentemente realizzato il suo primo disco, "Toponomastica", che raccoglie “canzoni urbane, metropolitane, un racconto in musica della città vista attraverso le piccole cose che la compongono, i particolari che sfuggono alla fretta". Lo spettacolo "Grand Cabaret di Madame Pistache" Di e con Marta Pistocchi Regia di Claudio Cremonesi

  • Nardino, Annable, "Grasse Matinée"

    All'alba, al cimitero, non c'è proprio niente da fare. Babeth (Elizabeth Annable)  e Artemisia (Maria Carolina Nardino), "si affacciano" ogni mattina alla loro bara e cominciano a chiacchierare "in attesa del Giudizio Universale rimandato alle calende greche". Insomma, ammazzano il tempo. Già, perché le due protagoniste di Grasse matinée sono morte. Eppure la loro giornata inizia come quella di qualsiasi donna al mondo: scuotere le lenzuola, riassettare, fare colazione e, perché no, un po' di stretching. Collocate tredici metri sotto la terra umida, Babeth e Artemisia hanno più tempo che vita. Il loro quotidiano è scandito da appuntamenti fissi: il treno passeggeri che passa alle 7.22, il treno merci (delle 8.02), l’aereo che compare in lontananza ("chissà se va a Tokyo?"), il rintocco monotono delle campane e gli sporadici colpi di fucile dei cacciatori. Piccoli passatempi, ricordi, discussioni su quanto accade nel mondo dei vivi, punteggiano le loro ore. Babeth è scontenta: non riesce nemmeno a poltrire sino a tardi - un piacere che i francesi definiscono grasse matinèe - proprio come quando era viva e suo marito (in piedi sin dall'alba) non la lasciava mai in pace. Babeth, pessimista cronica, si lamenta di tutto, compresa la bara piccola e di bassa qualità comprata dall'ex marito spilorcio. Artemisia, al contrario, ostenta un incrollabile ottimismo. La loro diversità e la loro surreale routine diventa per l'autore René de Obaldia, accademico francese e drammaturgo (1918- 2022), occasione per riflettere sulla vita, sulla morte e sul tempo. E per rendere omaggio al teatro dell'assurdo del drammaturgo franco-romeno Eugène Ionesco.

  • Visto per voi: "La Repubblica" di Platone

    Il 5, 6 e 7 febbraio prossimi (alle ore 19.30) non perdetevi “La Repubblica: da Platone, Aristofane, Eschilo. Cosa ci resta?” Ispirato al testo del filosofo greco, scritto circa due secoli e mezzo fa, lo spettacolo arriva al termine di un ciclo di seminari dedicati alla celebrazione dei 100 anni di vita dell'università Statale di Milano. Omar Nedjari dirige questa commedia modernissima ispirata a un tema immortale: la complessità del potere. L'eterno conflitto tra buon governo e etica è messo in scena dagli attori Alex Cendron, Sergio Longo, Stefano Orlandi, Marika Pensa e Giuseppe Sartori, circondati da 12 allievi-attori. La trama Socrate, invitato a cena dall’amico Polemarco, si diverte a cercare, insieme agli altri ospiti, l’origine della giustizia. Stanno giocando e scherzando su cosa sia giusto, su chi sia l’uomo migliore, quando Trasimaco, furibondo, decide di intervenire: “Smettetela di farvi complimenti a vicenda! State farneticando, perché è evidente che il giusto è l’interesse del più forte!”. La furia di Trasimaco genera uno dei dialoghi più belli sull’etica e sulla politica. A differenza dell’opera originale, sulla scena è Platone a rispondere alla provocazione di Trasimaco, mentre zittisce Socrate. Il mito della caverna Il più famoso dei miti platonici sintetizza l'idea di conoscenza del filosofo: gli uomini che vivono nell'ignoranza sono come prigionieri incatenati in una caverna. Il sapiente fugge verso il sole (il sapere) e a sua mission - diremmo oggi - è illuminare (e guidare) i suoi contemporanei. "La Repubblica" descrive - in un adattamento contemporaneo - l'ideale di buon governo di Platone. Per secoli questo testo è stato alla base del pensiero occidentale: ma siamo proprio sicuri che il greco abbia ancora ragione? L'idea di stato di Platone somiglia alla nostra oppure siamo anche noi prigionieri delle ombre della caverna? E ancora: possiamo governare senza prevaricare la libertà degli altri? Alla fine: la cultura greca ha ancora qualcosa da insegnarci? I laboratori e la regia "La  Repubblica"è uno spettacolo che arriva al termine di un progetto artistico e formativo denso di laboratori tenuti da docenti universitari, registi e attori. Ricco di momenti coreografici, canzoni, squarci comici e lirici, mette in luce i conflitti che animano la società (ogni società nella storia). Omar Nedjari ha curato scrittura, drammaturgia e regia. Hanno collaborato: Giulia D’Imperio, Sandra Zoccolan, Mattia Fabris e Roberta Faiolo. Andrea Capra e Giuseppe Zanetto, del dipartimento di Studi letterari, filologici e linguistici, hanno curato il laboratorio di traduzione dal greco del testo. Promossi dalla Compagnia teatrale dell'Università degli Studi di Milano - ARCUS Milano (in coproduzione con ATIR) - i laboratori hanno avuto il sostegno di Teatro Carcano, Università Statale e il contributo della Fondazione Banca del Monte di Lombardia. Lo spettacolo "La Repubblica" Dove Teatro Carcano Corso di Porta Romana 63 Milano Quando 5, 6, 7 febbraio ore 19.30

  • "Amiche", la recensione de Il Teatrante

    Nei turbolenti anni Ottanta in Irlanda soffiano venti di rivolta. Cattolici contro protestanti. Indipendentisti contro unionisti. La lotta armata e gli scioperi della fame. La diaspora degli immigrati e la miseria. Due donne si confrontando su amicizia, amore, matrimonio, maternità, religione, dolore e morte. Con Daniela La Pira e Chiara Malpezzi, testo e regia di Sergio Scorzillo. Qui la recensione de Il Teatrante: https://www.ilteatrante.it/amiche-recensione-teatro/

  • Oliva, Faggiani

    Marta, Camilla e Barbara, tre amiche alla soglia dei quarant'anni, si confrontano su un tema sempreverde: la maternità. Marta, single in carriera, desidera un figlio. È determinata a provarci anche a costo di andare all’estero. È giusto? È opportuno? È un gesto d'amore o un atto di egoismo? Le sue amiche sembrano scettiche, anche perché - in Italia - la fecondazione assistita non è permessa a single e coppie omosessuali. Poi, all'improvviso, cambia tutto: torna Luca, giovane e affascinante figlio di Camilla. E porta scompiglio. Con risvolti sorprendenti. Protagoniste di Marta vuole un figlio sono: Venusia Zampaloni (Marta), attrice e fotografa. Monica Faggiani (Camilla), attrice, doppiatrice e narratrice di audiolibri, con all'attivo spettacoli teatrali e produzioni di Rai, Mediaset e La7. Emanuela Capizzi (Barbara), attrice e allieva (tra l’altro) di Michele Modesto Casarin e Franco Mannella. Completano il cast due talentuosi giovani attori, Emanuele Baldoni (Luca) e Sofia Guida (Francesca, fidanzata di Luca, e aiuto regia), che si sono formati alla scuola di recitazione romana Teatro Azione. “Per scrivere Marta vuole un figlio - racconta l'autore Lorenzo Allegrini - ho fatto una cosa semplice: mi sono messo in ascolto delle donne. Mi interessava indagare il permanere degli stereotipi patriarcali in una società sempre più fluida. Purtroppo, nonostante le conquiste degli ultimi decenni, le donne sono ancora lontane dalla parità”. “Quello che mi ha convinto dello spettacolo - aggiunge il regista Alberto Oliva - non sono stati i temi, pur attualissimi, come la fecondazione assistita e il condizionamento del patriarcato, ma la notevole capacità di trattarli con un ritmo incalzante, capace di lasciar fluire l’energia incredibile del testo”. Fotografo ufficiale dell'opera è Giulio Brega, che firma anche questa immagine.

  • Oliva, Kofler, Pitzen, Cassina, Ginelli

    Domenica 21 gennaio al Politeatro di Milano - alle 16.30 e alle 20.45 - c'è Gioco al Massacro, con Pamela Cassina, Roberta Ginelli, Fabrizio Kofler e Claudio Pitzen, per la regia di Alberto Oliva. È ispirato al film del 2011 di Roman Polanski Carnage (con Kate Winslet, Christopher Waltz e Jodie Foster). Che, a sua volta, era l'adattamento per lo schermo del testo teatrale Il dio del massacro, di Yasmina Reza. Gioco al massacro è il racconto paradossale di come una banale lite tra due ragazzini di 11 anni (dei quali uno ferito al viso con un bastone) possa diventare un ring tra genitori. Due rispettabili coppie della borghesia milanese, partite con l'idea di risolvere il diverbio dei figli da "persone civili", abbandonano buona educazione e convenzioni sociali e, dopo gli iniziali convenevoli, danno il via a battibecchi sempre più violenti. I quattro si scontrano, si alleano e si combattono ferocemente mentre cadono le inibizioni, il salotto si trasforma in un campo di battaglia e comincia un feroce Gioco al massacro.

  • Rambelli, Tosoni, Oliva

    Che cosa c’è Prima di ogni altro amore? La suggestione. L’incanto. Il sogno. E la solitudine. Le lettere tra Maria (Callas) e Paolo (Pierpaolo Pasolini) raccontano un amore impossibile e "dannato”. Scritte durante le riprese di Medea (girato nel 1969), sono appassionate, disperate. A tratti febbrili. “Voglio fare Medea con te” aveva detto Pasolini alla Divina, che - prima di allora - non si era mai concessa al cinema. Sul palco la Callas è una Medea solenne, avvolta in un abito nero - il viso velato - secondo i canoni della tragedia greca. Pasolini si aggira sofferente (e indifferente) protetto da occhiali scuri destinati a nascondere la sua inesauribile malinconia. Amato, venerato e irraggiungibile, il regista si ritrae e non si concederà mai alla Callas. Che strano destino quello della soprano più famosa del mondo: sposa il suo mentore, Giovanni Battista Meneghini, (che la lancia, la possiede, ma non la ama); conquista l’uomo più ricco del mondo, Onassis, (che la esibisce e custodisce nella sua isola miliardaria) e che la tradisce ripetutamente. Eppure Maria, orfana di padre, non si arrende. È assetata d’amore, e cerca ancora. E, ancora una volta sbaglia: Pierpaolo Pasolini, artista sensibile e delicato, è dichiaratamente omosessuale. Intelligente, inquieto, tormentato e fragile, PPP cerca (e punisce) se stesso nelle buie notti dei bassifondi romani, dove trova violenza e umiliazione. Maria lo sogna da Parigi, dove scrive, telefona. E spera di cambiarlo per sempre. Non riuscirà, naturalmente. Maria e Pierpaolo sono due linee rette destinate a non incontrarsi mai. Due anime sole. Intense e tragiche, vanno verso il loro destino: lei muore a Parigi, probabilmente suicida. Lui, barbaramente aggredito da ragazzi di strada della periferia romana. Ha solo 45 anni. “Prima di ogni altro amore, Incanto per Maria Callas e Pier Paolo Pasolini” è uno spettacolo intenso, a tratti poetico, scritto dal drammaturgo e musicista pluripremiato Sergio Casesi e diretto da Alberto Oliva. La Divina è l’attrice e soprano Gea Rambelli. Il poeta (e regista) è Stefano Tosoni.

  • Freedom Street Radio

    Siamo state benissimo. Grazie a Freedom Street Radio che ieri - 19 dicembre - ha ospitato Mariagrazia Innecco (fondatrice di Portiamo il teatro a casa tua) e l'attrice Ilaria Berti (scuderia) nel programma Human Container, condotto da Cocca e Ely. Un'ora di intervista in un clima disteso e amichevole ci ha consentito di ripercorrere i nostri primi otto anni di Portiamo il teatro a casa tua: abbiamo raccontato com'è nata la formula del teatro in casa e perché piace sempre di più. Il segreto? Un mix che lega l'esibizione dei nostri artisti con l'accoglienza conviviale. Otto anni (e 280 spettacoli) dopo il debutto della rassegna Portiamo il teatro a casa tua, la formula si sta estendendo in tutta Italia. Oggi ben 15 talee ospitano eventi in casa: tre a Milano e quattro a Roma. E poi Bologna, Reggio Emilia, Franciacorta, Villasanta (Monza Brianza), Bassano del Grappa, Treviglio, Belluno e Melegnano. Come è stato possibile? Per una volta dobbiamo ringraziare il Covid: mentre i teatri in tutta Italia erano era chiusi, Portiamo il teatro a casa tua ha continuato la sua attività mettendo gli spettacoli on line. La programmazione costante ci ha consentito di restare al fianco della nostra comunità di appassionati e di mantenere stabile il legame tra attori e spettatori. Nell'intervista con Human Container abbiamo raccontato i numerosi progetti che ci aspettano in futuro, reso omaggio alle talee che ci hanno creduto e celebrato la scuderia degli 80 magnifici attori che ogni giorno si impegnano a portare l'arte (anche) in luoghi "diversamente teatrali". Human Container si aggiunge al gran numero di incontri magici (e a volte casuali) che hanno nutrito questi fecondi anni di teatro in casa. Sappiamo per certo che la rassegna Portiamo il teatro a casa tua è facilmente esportabile e potenzialmente infinita: ogni salotto può ospitare attori e amici. Che dire di più? Ci vediamo a casa!

  • Crippa, Bruni, De Capitani

    "Pronti per partire, con bagaglio leggero": "L'Acrobata" al Teatro Elfo Puccini di Milano, ricostruisce la storia di una famiglia ebraica che sfugge ai pogrom russi e si ritrova nell’Italia delle leggi razziali (1938). Ancora in fuga, ancora in esilio. La nuova vita ricomincia in Cile, dove nasce José, detto Pepo. Ma il vento di cambiamento soffia forte sull’America Latina: è il 1973 quando il Cile di Salvador Allende si arrende al golpe del generale Augusto Pinochet. Per il payazo è il momento di imbracciare le armi e guidare un manipolo di combattenti. Eroe suo malgrado, il clown che volle farsi guerrigliero diventa il comandante Ernesto (in onore di Che Guevara). Il suo sogno di libertà si infrange nel 1986, sotto i cingoli dei carri armati che sfilano nella capitale. I testi (curati nel dettaglio) e la regia (a tratti cinematografica) fanno di questo spettacolo un gioiello teatrale con un'appassionata vocazione per il documentario storico. Lo spettacolo "L'Acrobata" Con Cristina Crippa e Alejandro Bruni Scritto da Laura Forti Regia di Elio De Capitani

  • Fabrizio Kofler

    Portiamo il teatro a casa tua sarà a Roma, sabato 2 (in zona Casalotti) e domenica 3 dicembre (in zona Vaticano) con la pièce Uno studio da le cinque rose di Jennifer, firmata e interpretata da Fabrizio Kofler. Liberamente tratto dall'opera di Annibale Ruccello Le cinque rose di Jennifer (una pietra miliare del teatro napoletano) racconta la storia di un travestito romantico che abita in un quartiere popolare della Napoli anni Ottanta. Jennifer attende da tre mesi la chiamata di Franco, l’ingegnere di Genova di cui è innamorato. Il suo telefono squilla di continuo, ma cercano altri travestiti. In sottofondo risuonano le note dalla canzone di Patty Pravo, Sentimento: "Un sentimento che non muore, perché è l'unica cosa che ho... quando un altro ti pensa il sole è più grande e più caldo ti dà". Mentre aspetta in solitudine, Jennifer fantastica sull'amore con l'anima in bilico tra malinconia e ironia. L'attesa si fa tensione e, nel frattempo, si consuma la speranza: nella stanza vuota, divenuta lo specchio del suo mondo interiore, Jennifer riflette ciascuno di noi, quando attendiamo che qualcosa di bello accada. O che qualcuno arrivi a scaldarci il cuore. Ma Jennifer sa di non potersi illudere più di tanto.

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