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106 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Seminari Bellunesi, il calendario

    Parte il 7 luglio e finisce il 18 agosto la terza edizione dei Seminari Teatrali Bellunesi. Sei appuntamenti con i docenti della nostra Scuderia per affinare le tecniche di recitazione e godersi l'atmosfera professionale (e amichevole) della nostra residenza veneta. Si comincia ai primi di luglio e si termina oltre Ferragosto: qui le date e gli argomenti in programma. Per informazioni e iscrizioni scrivere a: koine.loft@gmail.com. 7-14 luglio - "Improvvisazione teatrale e comicità" - con Alessandra Sarno e Giorgio Centamore 14-21 luglio - "In viaggio verso il personaggio" - con Monica Faggiani 21-28 luglio - "L'attore urgente: nascita e costruzione di uno spettacolo" - con Giulia D'Imperio e Enrico Ballardini 28 luglio- 4 agosto - "Il teatro popolare" - con Maria Carolina Nardino 4 - 11 agosto - "Il corpo narrante" - con Rossella Raimondi 11-18 agosto - "Dizione e narrazione" - con Maria Cristina Marsale e Evarossella Biolo

  • "Il mio Foma immaginario"

    Foma Fomic vuole rivoluzionare il mondo dell’opera lirica con l'idea di allestire una produzione nuova, che abbracci l'arte da Beethoven ai Beatles. La grande occasione arriva da un invito a partecipare alla trasmissione Sottovoce, di Gigi Marzullo. Ne nasce un progetto ad ampio spettro, arricchito da un dialogo surreale con il suo doppio, una specie di Foma interiore che spesso lo riflette ma, a volte, non gli corrisponde. Un po’ adulto e un po' bambino, Foma immagina un successo travolgente, un pubblico in estasi, un'opera memorabile. E - nel suo viaggio verso l'inevitabile successo - parte dalla musica per spaziare su riflessioni più ampie, arricchite dal un contraddittorio puntiglioso del suo amico di fantasia. Che lo rintuzza, lo stuzzica e, perché no, forse vuole cambiarlo. “Il mio Foma immaginario” è un viaggio semiserio sulle proprie fratture interne, sui conflitti tra realtà e rappresentazione, tra realismo e idealismo, tra le fantasie dell'infanzia e la smaliziata (e ottusa) furbizia dell’età adulta. Nel solco del teatro canzone, un po' surreale e un po' finto-ingenuo, si snoda un testo ostinatamente visionario, ma non necessariamente leggero. Un po' fuori moda e un po' fuori posto, Foma-Pollicino semina sassolini per tracciare la strada che porta a se stessi. Foma Fomic, in arte Giovanni D`Avanzo, propone - come da tradizione - un personaggio stralunato, a tratti ironico e disincantato. L'esuberante Elisa Pittau (il suo doppio a trazione autonoma) lo stuzzica, lo incita e prontamente lo mette in riga. Sarà per questo che l'improbabile coppia ci rammenta una nota battuta di Woody Allen: "ho appena incontrato un uomo meraviglioso. Non è reale, ma non si può avere tutto".

  • "Il Maestro e Margherita", la recensione de "Il Teatrante"

    Lo spettacolo, ispirato all'omonimo romanzo di Bulgakov "Il Maestro e Margherita", recensito da Danilo Caravà su "Il Teatrante". Nel 1931, in un manicomio di Mosca, due scrittori si confrontano. Satana è con loro. E, a volte, dentro di loro. Nicola D’Emidio e Chiara Sarcona interpretano numerosi personaggi al confine con la follia. La regia è di Mario Gonzalez. https://www.ilteatrante.it/il-maestro-e-margherita-rcensione-teatro/

  • "Il Maestro e Margherita": D’Emidio, Sarcona, Gonzales

    A Mosca nel 1931 la vita è dura e ancora risuonano gli echi della guerra e della rivoluzione. Mentre la fame e la miseria accompagnano vite precarie, e intere generazioni sono destinate all'insicurezza, un letterato (il Maestro) viene ricoverato in manicomio per avere scritto un romanzo incentrato su Ponzio Pilato. Qui incontra Ivan, mediocre poeta di regime che gli racconta il suo spaventoso incontro con Satana. Il maestro e Margherita è una rilettura dell'opera di Michail Afanas'evič Bulgakov: Nicola D’Emidio e Chiara Sarcona interpretano numerosi personaggi ai confini della follia. Come da manuale, il Maestro accetta di vendere l’anima al Diavolo - che si presenta sotto le vesti di un attore e di un esperto in magia nera - per riavere la sua amata Margherita. E, come nel Faust di Goethe, si convince che il Grande Tentatore potrà sollevarlo dalle sue miserie, fargli superare ogni ostacolo imposto dal destino e salvarlo dall’inevitabile sofferenza. Ispirato ai grandi temi della letteratura classica - la lotta tra il bene e il male, la tentazione e la corruzione, l’amore e il dolore - il racconto  di Bulgakov si svolge su più livelli: il presente viene arricchito e "distratto" da innumerevoli ricordi e digressioni dei protagonisti. La lettura dell'autore - nato a Kiev nella Russia zarista e morto a Mosca nell'Unione Sovietica - ha, inevitabilmente, una lettura più atea e più sociologica di quella del Faust o della Divina Commedia. La riduzione teatrale del regista Mario Gonzales lo arricchisce di ironia e di satira grottesca, ma porta con sé - come impone ogni classico che si rispetti - un ineludibile monito: nella vita basta poco per imboccare la strada del male.

  • "Il rivoluzionario errante", al Litta fino al 25 febbraio

    Nell’Europa dell’800, sotto il segno di Marx e Bakunin, si diffondono le idee di socialismo: "Il rivoluzionario errante. Vite, utopie e fallimenti di Nikolaj Sudzilovskij” racconta il sogno egualitario di un esule dalla Russia degli zar. Il "dottore" venuto dall'ovest  - nome di battaglia Nicholas Russell - incita alla rivoluzione socialista: vuole un mondo nuovo, all'insegna della giustizia sociale e della fratellanza. Sudzilovskij, protagonista di una modernità turbolenta, è: accompagnato dal fedele pappagallo. Che gli fa da specchio. "Il rivoluzionario errante"è in scena fino al 25 febbraio al Teatro Litta di Milano. Con Mario Sala Gallini e Angelo Tronca, scene di Marco Muzzolon, costumi di Stefania Pravato, luci di Fabrizio Visconti, musiche di Ivan Bert. Con la collaborazione di Fabrizio Kofler, per la regia di Alberto Oliva. Liberamente ispirato al libro“Lumpatius Vagabundus. Sulle tracce di Nikolaj Sudzilovskij” (Gaspari Edizioni), di Claudio Facchinelli. Lo spettacolo "Il rivoluzionario errante" Dove Teatro Litta, corsa Magenta 24, Milano Quando 20-25 febbraio Alle ore 19.30

  • Visto per voi: Platone, "La Repubblica"

    Qual è il governo più giusto? Qual è l'origine del bene? E come si applicano le norme del buon governo? All'alba della politologia moderna c'è Platone, con le sue decine di opere che classificano - per la prima volta nella storia nel pensiero - quasi tutto lo scibile umano. Lo spettacolo rilegge in chiave attuale La Repubblica, dieci volumi del filosofo greco sull'idea di buon governo. In scena fino a mercoledì 7 febbraio al Carcano di Milano (corso di Porta Romana 63), c'è La Repubblica: da Platone, Aristofane, Eschilo. Cosa ci resta? Regia e drammaturgia di Omar Nedjari. Assistente alla regia, Michele Iuculano. Con Alex Cendron, Sergio Longo, Stefano Orlandi, Marika Pensa, Giuseppe Sartori. La pièce mantiene il metodo dialettico preferito da Platone: definizione di un'idea e confutazione. Si chiede il regista: possiamo riconoscerci nella via tracciata dal maestro greco? La risposta è un no (categorico). A ben guardarla, in effetti, la Repubblica platonica mostra oggi qualche crepa: la censura delle idee, la soppressione di deboli, malati e malformati, la gestione da parte dello Stato dell'educazione dei bambini o anche il comunismo platonico. Messi in pratica, molti di questi suggerimenti si sono rivelati mostruosi. Del resto, parecchi illuminati maestri hanno dato lo spunto a pessimi allievi. Ma se è vero che a trarre ispirazione dall'idea platonica di Stato sono stati regimi più che discutibili, ha senso ricordare che Platone vive e scrive in un contesto molto diverso dal nostro, dove i valori, le consuetudini, la comunità e il potere sono ben lontani da quello che oggi consideriamo l'ideale di buon governo. Non solo dal greco ci separano 2500 anni di storia: la sua speculazione filosofica è - all'epoca - circoscritta all'agorà di una manciata di saggi ateniesi. E, probabilmente, non ambisce a diventare politologia. Primo a scrivere una teoria coerente sull'idea di governo, Platone vive il destino di tutti gli anticipatori: essere seguiti, avversati, interpretati. Il suo pensiero politico, una parte minima della sua immensa opera di classificazione del mondo, servirà a numerosi teorici che hanno costruito modelli di Stato spesso divergenti. Platone l'anticipatore. Platone l'idealista. Platone l'allievo (e il maestro). Platone da copiare, confutare e da rigirare come un calzino. Lo spettacolo di Omar Nedjari mostra come se ne possa fare un pessimo uso. I filosofi, si sa, vengono spesso tirati per i capelli. Eppure, anche se l'idea di Stato di Platone non può essere tout court alla base del "nostro" buon governo, probabilmente la cultura greca ha ancora qualcosa da insegnarci. A partire dalla dialettica. Restiamo nani sulle spalle dei giganti. Lo spettacolo "La Repubblica" Dove Teatro Carcano Corso di Porta Romana 63 Milano Quando 5, 6, 7 febbraio ore 19.30

  • Presto al Litta: "Il rivoluzionario errante"

    Quasi medico. Poeta per passione. Militante per vocazione.“Il rivoluzionario errante: vite, utopie e fallimenti di Nikolaj Sudzilovskij” è in scena al Litta dal 20 al 25 febbraio. Scritta da Tommaso Urselli, è l'affascinante storia del “dottor" Nikolaj Sudzilovskij, nome di battaglia Nicholas Russell. Vocazione socialista, un destino da esule, Sudzilovskij è un rivoluzionario del suo tempo: contemporaneo di Marx, Engels e Bakunin - che ha conosciuto personalmente - è più affascinato dalla politica che dalla medicina. Coinvolto in attività rivoluzionarie a Kiev, viene arrestato dalla polizia zarista: in carcere diventa assistente medico e tenta di organizzare una fuga di massa. Fallisce e, nel 1874, deve scappare dalla Russia. Studente di giurisprudenza a San Pietroburgo e di medicina a Kiev, vive in Bulgaria, in Romania (dove contribuisce a dar vita ad alcuni movimenti rivoluzionari), negli Stati Uniti e alle Hawaii. Nel 1905 è in Giappone: la sua patria, sconfitta nella guerra russo-giapponese, è sconvolta dalle rivolte e dagli scioperi. È l'anno in cui nascono i Soviet. I sui contemporanei lo descrivono come un elegante signore in abiti di lino chiaro intento a insegnare a leggere e a scrivere a contadini analfabeti. Sudzilovskij l'intellettuale, il marxista, l'esule: porterà con sé in quattro continenti l'incrollabile fede che il socialismo salverà il mondo. E un pappagallo trovato alle Hawaii. "Il rivoluzionario errante" è interpretato da Mario Sala Gallini e Angelo Tronca. Scene di Marco Muzzolon, costumi di Stefania Pravato, luci di Fabrizio Visconti, musiche di Ivan Bert. Con la collaborazione di Fabrizio Kofler, per la regia di Alberto Oliva. Liberamente ispirato al libro“Lumpatius Vagabundus. Sulle tracce di Nikolaj Sudzilovskij” (Gaspari Edizioni), di Claudio Facchinelli. Lo spettacolo Il rivoluzionario errante: vite, utopie e fallimenti di Nikolaj Sudzilovskij” Dove Teatro Litta (la Cavallerizza), corso Magenta 24 Quando Dal 20 al 25 febbraio Alle ore 19.30

  • Visto per voi: "Moby Dick alla prova"

    Come mai un manipolo di attori intento a recitare "Re Lear", si trova a un tratto a dare la caccia a una balena bianca? "Moby Dick alla prova” è la rilettura del regista Elio De Capitani del celebre romanzo di Melville, datato 1851. Finzione nella finzione, la pièce - in scena all’Elfo fino al 3 marzo - accomuna due stranoti "folli" letterari: Re Lear e il capitano Achab. Il regista coglie la metafora suggerita nel 1955 da Orson Welles: in tutti i tempi - per mare e per terra - la vendetta guida le azioni umane. Fino alla catastrofe. E alla dannazione delle anime di chi li accompagna. La storia del capitano Achab è nota: privato della gamba destra da una gigantesca balena, il comandante  - per tre anni - conduce sulla baleniera Pequod una caccia esasperata al suo "nemico" Moby Dick. Nelle tempestose acque del Pacifico, lo supporta il fedele equipaggio: l'eccitazione del cacciatore e della sua ciurma crescono in un pathos spasmodico via via che la "presenza" del capodoglio si fa più minacciosa. La riduzione scenografica ci restituisce uno spettacolo senza mammifero e senza oceano, senza remi né navi. Eppure se ne sente pulsare il ritmo, mentre gli attori battono il tempo su tavoli metallici, evocando la battaglia e la fatica imposte ai vogatori in un crescendo intenso e frenetico. Come Wells prima di lui, De Capitani interpreta quattro personaggi: il Capocomico, Lear, Achab e Padre Mapple. "Moby Dick alla prova”non è una comune storia di balenieri, ma un pretesto per raccontare il fascino perverso e contagioso della sete di vendetta, della follia che anima e gli uomini di tutti i tempi. Una metafora intensa e maestosa che ci riguarda da vicino. Lo spettacolo "Moby Dick alla prova" Dove Elfo Puccini, Corso Buenos Aires 33, Milano (sala Shakespeare) Quando Fino al 3 marzo Di e Con Elio De Capitani Crew Cristina Crippa, Angelo De Genio, Marco Bonadei, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana, Massimo Somaglino, Miche Costabile, Giulia Viana e Vincenzo Zampa

  • I Carrettieri, "De André da ballare"

    Sembrava una mission impossible, ma I Carrettieri ce l'hanno fatta: Riccardo Dell'Orfano (fisarmonica e voce), Fabiano Radesca (chitarra, mandolino, bouzouki, basso) e Salvatore Ferrarello (cajon, percussioni) hanno proposto - venerdì 9 febbraio a Vizzolo Predabissi (Milano) - un "De André da ballare" godibilissimo. In scaletta alcuni classici stranoti come "Don Raffaè", "Dolcenera", "Carlo Martello", "Il pescatore", "Bocca di rosa", Il giudice,"Il nano" e "Via del campo", in una versione decisamente più "mossa" dell'originale. Il sound un po' gitano e un po' irlandese, sottolineato da fisarmonica e percussioni, ha riletto il cantautore genovese in chiave popolare. Decisamente non intimista. Il risultato è un omaggio a De André piuttosto fedele, arricchito con un sound ben calibrato. Perché se è vero che De André si può anche ballare, vale la pena di fermarsi a riascoltare questi testi ricchi di poesia, scritti molti decenni fa e mai scalfiti dal tempo. E, alla fine, così è stato. Scommessa vinta dunque da I Carrettieri grazie a un'esibizione generosa ed equilibrata, senza sbavature e senza prevaricazione di generi musicali. Il resto l'hanno fatto la passione, l'affiatamento, la grinta e l'empatia. Riccardo dell'Orfano parla con il suo pubblico, racconta, scherza e recita poesie: "Laudato sii"e "I dieci comandamenti" introducono brani sul tema - non ortodosso - della religione vista da Faber. Insomma, "De André da ballare" è uno spettacolo autentico, mai forzato: il contesto gradevolissimo della cascina milanese, l'ospitalità della padrona di casa e il calore del pubblico che balla, batte le mani, canta e ticchetta con i piedi, completano il quadro di una serata ben riuscita. Lo spettacolo De André da ballare Con I Carrettieri In scena Riccardo Dell'Orfano Fabiano Radesca Salvatore Ferrarello

  • Visto per voi: "Uccelli" di Aristofane

    Otto attori, un cantante e una cascata di piume. Emilio Russo rilegge “Uccelli” di Aristofane e rimette sul tappeto una questione millenaria: il potere e i suoi eccessi. Nel 414 avanti Cristo Pisetero ed Evelpide, cittadini ateniesi, decidono di lasciare la polis per andare in cerca di un posto dove trascorrere i loro giorni senza grattacapi, lontano dai meccanismi complicati della vita sociale e istituzionale della città. Approdano in un luogo immaginario tra terra e cielo e realizzano il loro sogno utopico: quello di una città che rinnovi la perduta età dell’oro, quando gli uccelli, più antichi di Crono e dei Titani, padroni del tempo, erano sovrani di una patria dolce e materna, senza leggi né violenza. Spettacolo vincitore del Premio Nazionale Franco Enriquez 2019 (sezione migliore adattamento e regia). Di Emilio Russo. Con Enrico Ballardini, Giulia D’Imperio, Nicolas Errico, Claudio Pellegrini, Maria Vittoria Scarlattei, Emilia Scatigno, Jacopo Sorbini e Chiara Tomei. Voce di Camilla Barbarito, produzione e arrangiamenti musicali di Fabio Marconi, scene di Francesco Fassone, costumi di Pamela Aicardi. Una produzione di TieffeTeatro Milano. Lo spettacolo Uccelli Dove Teatro Menotti, Via Ciro Menotti 11, Milano Quando Fino all’11 febbraio Ingresso alle ore 20.00 Domenica alle ore 16.30

  • Marta Pistocchi e il "Grand Cabaret"

    Venghino signori venghino al varieté di Madame Pistache, gran dama del Cabaret de Paris. Impresaria, attrice, presentatrice, ballerina e gran maîtresse dell'intrattenimento, gestisce con ironia il "Grand Cabaret de Madame Pistache". Nell'atmosfera un po' retrò della Francia degli anni Trenta, Madame ospita le attrazioni di tutto il mondo: ci sono Cab Calloway e il suo Cotton Club; Django Reinhardt e il suo inimitabile swing e - naturalmente - Edith Piaf, intramontabile simbolo della chanson française. Il gran minestrone di artisti di ogni genere e cultura, si insaporisce con le ballerine di tip tap e la tanguera argentina, la danzatrice del ventre e il Trio Lescano (esatto, l'intero trio). Insomma, tutto quanto fa avanspettacolo. Marta Pistocchi è Madame Pistache. Eclettica e autoironica, la loop station ai piedi, il violino e l’ukulele tra le mani, le scarpe “rinforzate” e una verve travolgente, è una straordinaria one-woman-band: suona, balla, recita e ripropone al pubblico alcuni indimenticabili classici d'autore. Un po' zigana e un po' tanguera, non perde l'occasione di flirtare con uno spettatore. Gioca, scherza, chiede partecipazione. Violinista professionista, diplomata all'Accademia Internazionale della Musica di Milano e al Conservatorio di Piacenza, Marta Pistocchi - nel tempo - si innamora del teatro di strada. Unisce e amalgama le sue diverse anime artistiche: violinista, saltimbanco, cantante popolare. Autrice, attrice, musicista, artista circense, fa parte della compagnia italo-francese Circo Zoè. È musicista di scena per diverse produzioni e collabora con la storica compagnia di marionette Gianni e Cosetta Colla. Milanese doc, ha recentemente realizzato il suo primo disco, "Toponomastica", che raccoglie “canzoni urbane, metropolitane, un racconto in musica della città vista attraverso le piccole cose che la compongono, i particolari che sfuggono alla fretta". Lo spettacolo "Grand Cabaret di Madame Pistache" Di e con Marta Pistocchi Regia di Claudio Cremonesi

  • Nardino, Annable, "Grasse Matinée"

    All'alba, al cimitero, non c'è proprio niente da fare. Babeth (Elizabeth Annable)  e Artemisia (Maria Carolina Nardino), "si affacciano" ogni mattina alla loro bara e cominciano a chiacchierare "in attesa del Giudizio Universale rimandato alle calende greche". Insomma, ammazzano il tempo. Già, perché le due protagoniste di Grasse matinée sono morte. Eppure la loro giornata inizia come quella di qualsiasi donna al mondo: scuotere le lenzuola, riassettare, fare colazione e, perché no, un po' di stretching. Collocate tredici metri sotto la terra umida, Babeth e Artemisia hanno più tempo che vita. Il loro quotidiano è scandito da appuntamenti fissi: il treno passeggeri che passa alle 7.22, il treno merci (delle 8.02), l’aereo che compare in lontananza ("chissà se va a Tokyo?"), il rintocco monotono delle campane e gli sporadici colpi di fucile dei cacciatori. Piccoli passatempi, ricordi, discussioni su quanto accade nel mondo dei vivi, punteggiano le loro ore. Babeth è scontenta: non riesce nemmeno a poltrire sino a tardi - un piacere che i francesi definiscono grasse matinèe - proprio come quando era viva e suo marito (in piedi sin dall'alba) non la lasciava mai in pace. Babeth, pessimista cronica, si lamenta di tutto, compresa la bara piccola e di bassa qualità comprata dall'ex marito spilorcio. Artemisia, al contrario, ostenta un incrollabile ottimismo. La loro diversità e la loro surreale routine diventa per l'autore René de Obaldia, accademico francese e drammaturgo (1918- 2022), occasione per riflettere sulla vita, sulla morte e sul tempo. E per rendere omaggio al teatro dell'assurdo del drammaturgo franco-romeno Eugène Ionesco.

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