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  • Colombo, Caravà: ah le donne!

    Tre donne, tre storie, tre amori finiti male. Che cos’hanno in comune le protagoniste di Tre donne intorno al Domm, spettacolo in tre atti di (e con) Domitilla Colombo e Danilo Caravà? La risposta giusta è: Milano nel tempo. Ispirati dai milanesissimi Carlo Porta, Carlo Emilio Gadda e Giovanni Testori, Colombo e Caravà ritraggono tre donne antiche, ma “sempreverdi", nella loro relazione con un uomo. Tra il 1821 e il 1956 corre un secolo e mezzo: molta acqua è passata sotto il Naviglio, ma l’anima di tre donne innamorate (ma anche meschine o disperate) è decisamente contemporanea. Colombo e Caravà ritraggono tre prototipi femminili: in qualcuno di loro possiamo probabilmente riconoscerci. “Passami il catino”: la Ninetta di Carlo Porta. II 1814 è l’anno della sconfitta di Napoleone: al Verzee (il Verziere, colonna votiva costruita a fine ‘500 per scongiurare un’epidemia di peste, che si trova tra piazza Fontana e piazza Santo Stefano) si tiene come sempre il mercato di frutta, verdura e...prostitute. La Ninetta, innamorata di un balordo, racconta a un cliente come è finita in strada per ripianare i debiti dell’amato (e cinico) figlio del pasticcere: El Pepp. Porta descrive una Milano da poco liberata da Napoleone: è l’anno in cui si apre il Congresso di Vienna (e si chiude il sipario sull‘Europa austro-ungarica). Mentre il popolino vive nella povertà, al Verziere la vita scorre infame: prostitute da pochi soldi, sciatte e malandate come Nina, vendono amore a buon mercato per sbarcare il lunario. E cercano di scongiurare la sifilide. Sesso, amore, degrado e pruderie in salsa dialettale ornano questo bel testo: la versione in lingua italiana è stata censurata fino agli anni ’70. Una borghese piccola piccola: L’ Adalgisa di Carlo Emilio Gadda. Adalgisa Borella, vedova Biandronni esala inevitabilmente un profumo azzimato di inizio '900: Gadda descrive una milanese piccolo-borghese che avrebbe voluto essere una grande diva: cantante per vocazione, l'Adalgisa sceglie di prendere l’ascensore sociale sposando un benestante. È considerata dalle parenti (serpenti) immeritatamente privilegiata: tutte sparlano di lei ("che volete, sono vipere invidiose che mi vogliono male. Ah, se ci fosse ancora il "povero Carlo", le farebbe tacere quelle meschine!"). Ma, si sa, nella vita non si può avere tutto: così la povera vedova è tenacemente impegnata a difendersi dalle malelingue. E, incidentalmente, a difendere la memoria del defunto"quel benedetto Carlo, che l’amava molto". Ai margini, in via Mac Mahon: La Gilda di Giovanni Testori. Datato1959, è uno dei racconti del primo periodo letterario, dedicato alla Milano degli emarginati. La Gilda del Mac Mahon è pubblicato in una raccolta dal titolo I segreti di Milano, e contiene la storia della bella Gilda: un cuore tenero in un corpo provocante. Finita sulla strada vicino al Ponte della Ghisolfa, la Gilda ama senza riserve il nullafacente Gino Bonfanti in galera per debiti. E si vende per ripianarli. Ironia della sorte, mentre lo mantiene “come un signore“, scopre che il furfante ha messo incinta la moglie.

  • La Pira, Malpezzi, Scorzillo in "Amiche"

    Irlanda, anni 80. Sono tempi duri. Miseria, emigrazione, attentati degli indipendentisti. Incertezza. "Era il terzo allarme in una settimana. Eravamo veramente irritati. La paura si era fatta assuefazione. Eravamo irritati e basta. Uscimmo in fila indiana, immusoniti. Un vento tagliente che gelava il respiro. Così decisi di andare a bere qualcosa. Qualcosa di forte”. Edith e Helen si incontrano così, in un vecchio e fumoso pub di Dublino: “Ed eccomi allora a sorseggiare un whisky bollente, a guardarmi in giro e ad annusare quell'odore di chiuso e di lana calda, tipico dei pub delle nostre parti”. Diverse tra loro, le accomuna la passione per “Il grande Gatsby”, di Francis Scott Fitzgerald. Edith e Helen sono colleghe d'ufficio. Ma "fuori" è un'altra cosa: lì tra i tavoli di legno e l'odore di chiuso e di stantio, è possibile scandagliare l'anima senza vergogna. Un po' di alcol per dare coraggio. Quello è il posto giusto per aprire il libro del passato, affrontare le confidenze più intime e azzardare, con cautela, qualche progetto per il futuro. Insomma si condivide la vita. Che non è altro che il racconto soggettivo del tempo che passa. Legato con un filo alla speranza. Amore, maternità, matrimonio, genitori, piccole trasgressioni, ricordi, rimpianti: storie del passato diventano l'occasione per osservare il mondo con occhi diversi. Quelli dell'altra, così differente, ma così affine. Si fa strada l'idea che capire - alla fine - significa accettare. Al di là di ogni ragionevole dubbio. L'amicizia tra Edith e Helen fa progressi, si fa profonda, intima e complice nelle difficoltà. La timida e cattolica Edith vive di dubbi e di tormenti: porta dentro di sé i segni di un'infanzia austera e di una famiglia severa che le ha tarpato le ali. È viva quanto basta per andare avanti. Ma Helen no, lei non vuole condurre un'esistenza mediocre: è pronta a dispiegare le ali per lasciarsi alle spalle un passato meschino, fatto di miseria, routine e matrimonio senza slanci. Volitiva e protettiva, Helen sembra conoscere la strada. E cerca un'anima gemella per cambiare tutto. Il dialogo tra le amiche è serrato, il testo è intenso. Con il mutare degli stati d'animo, cambiano gli abiti e le scene, ritmate dallo spegnersi delle luci che scandiscono momenti e luoghi diversi del racconto. Mentre Edith e Helen si confrontano, lasciano aperte domande mai banali: che cos’è la vera amicizia? Quali ingredienti la rendono viva e sincera? Quali aspettative tengono incollate le persone al sentimento più disinteressato e nobile che esista? L'amicizia, si intuisce, è un sentimento reciproco che richiede lo stesso impegno dell'amore. E come quello, è a rischio fallimento. Lo spettacolo Amiche Con Daniela La Pira Chiara Malpezzi Testo e regia Sergio Scorzillo

  • Seminari Teatrali Bellunesi Estate

    Dal 7 luglio al 18 agosto 2024 c'è la terza edizione dei Seminari Teatrali Bellunesi. Ogni settimana nuovi docenti per approfondire diversi aspetti della recitazione teatrale. Ecco il programma: Alessandra Sarno e Giorgio Centamore: Improvvisazione teatrale e comicità (7-14 luglio); Monica Faggiani: In viaggio verso il personaggio (14-21 luglio); Giulia D'Imperio e Enrico Ballardini: L'attore urgente: nascita e costruzione di uno spettacolo (21-28 luglio); Maria Carolina Nardino: Il teatro popolare (28 luglio- 4 agosto); Rossella Raimondi: Il corpo narrante (4 - 11 agosto); Maria Cristina Marsale e Evarossella Biolo: Dizione e narrazione (11-18 agosto); Info: koine.loft@gmail.com.

  • Masala, "Viaggio in Sardegna"

    “Secondo la leggenda, pare che Dio - dopo aver creato il continente - avendo nella bisaccia dei massi e un po’ di terra, abbia gettato tutto in mezzo al mare per poi calpestare quell’informe impasto con un piede". Quell'impasto è un'isola. Viaggio in Sardegna, di (e con) Stefania Masala, è un monologo in sette parti. Racconta la storia di una ragazza piena di sogni che - a 19 anni - fugge da Sassari perché l'isola le sta stretta. Lascia i genitori, gli amici dell'infanzia e la cultura un po' chiusa della sua gente: "Io ho abbandonato la Sardegna. Sono scappata per non restarne prigioniera. Lei però non ha abbandonato me. Ero soffocata dalla mitologia sarda, dal senso di frustrazione di chi cerca di farsi amare colmando di doni il visitatore saltuario, sperando con l’accogliere di essere accolto". Ma sul continente, prima desiderato e poi conquistato, si ritrova sola. E, in terra straniera cresce il rimpianto: “Direi più una solitudine dello smarrimento: quell’essere in un luogo non volendoci stare e volerci stare quando si è già lontani". La terra in comune Nuraghi incastrati tra le rocce, sferzati dai venti millenari, fanno da sfondo silenzioso a una comunità racchiusa in se stessa, dove i terreni non hanno storicamente un confine. Poi, con l'Editto delle chiudende del 1820, il re Vittorio Emanuele autorizza "qualunque proprietario a liberamente chiudere di siepe, o di muro, vallar di fossa, qualunque suo terreno non soggetto a servitù di pascolo, di passaggio, di fontana o d'abbeveratoio". La scomparsa della proprietà collettiva lascia spazio a un'improvvisata colonizzazione: "Gente che prende e non lascia niente. Tanche chiuse con muro, fatte all’arraffa arraffa, se il cielo fosse in terra, avrebbero recintato pure quello" (tancas serradas a muru s’afferra, afferra, si su chelu fit in terra, l’haian serradu  puru). Le proprietà di pastori troppo poveri (e troppo ignoranti) per difendere la propria identità, passano di mano per due soldi. La gente chiusa Duri come rocce, chiusi come ricci: è così che gli isolani sopravvivono alle ingiurie del tempo.  Il Viaggio descrive l’orgoglio degli uomini sardi e la bellezza delle sue donne avvolte nei costumi tradizionali: gente ruvida, unita da lingua difficile e un po' ostile persino ai bambini che amano avventurarsi nei discorsi degli adulti. Quando Masala torna a Sassari, all'aeroporto l'accoglie il padre porgendole la mano. Non è certo il trasporto che si riserva al figliol prodigo: “Ma come, babbo, dopo tanto tempo nemmeno un abbraccio?”. "Dopo tanta distanza fisica bisogna ristabilire una vicinanza spirituale, sennò l’abbraccio è un abbraccio vuoto”. L'incanto dei letterati Viaggio in Sardegna è un itinerario dello spirito che trova nei racconti di scrittori di fama mondiale le ragioni del fascino arcaico e misterioso dell'isola. A partire dall'800 ne parlano Robert Tennant, Eugene Roissard de Bellet, Antoine Valery, Gabriele d’Annunzio, Edoardo Scarfoglio, Cesare Pascarella, Virgilio Lilli, Elio Vittorini. E, soprattutto, David Lawrence, con il suo Mare e Sardegna: “Sono divertenti queste ragazze, donne e contadine: così vivaci e spavalde. Le loro schiene sono dritte come piccoli muri e le sopracciglia decise e ben disegnate. Stanno sul chi vive in modo divertente. Come uccelli vivaci e svegli, sfrecciano per le strade, e ti rendi conto che ti darebbero un colpo in testa con la stessa facilità con cui ti guarderebbero. La tenerezza, grazie al cielo, non sembra essere una qualità sarda. Queste donne devono badare a se stesse, tenere la schiena dritta e i pugni duri”. Lo spettacolo Viaggio in Sardegna debutta a Londra nel 2021 e, in seguito, vince il premio Remigio Paone di Formia. Stefania Masala ha studiato con Cristiano Censi, Isabella del Bianco e Giancarlo Sepe; ha recitato con Giorgio Albertazzi e collaborato con Dario Fo, Uto Ughi, Anna Proclemer, Maurizio Scaparro, Antonio Calenda, Daniele Salvo e Patrick Rossi Gastaldi. È anche autrice e chitarrista. Lo spettacolo Viaggio in Sardegna Musiche Cristiano Porqueddu Alla chitarra Giovanni Martinelli Regia Patrick Rossi Castaldi

  • Luca Mammoli a Reggio Emilia

    Il mondo è un palcoscenico sul quale recitiamo la nostra parte. Ma è anche un grande gioco in cui sfidiamo il destino, mostriamo le nostre abilità, vinciamo, perdiamo, bariamo. E se potessimo ripartire dal via? Avere un’altra vita per giocare ancora il mondo? Dieci modi per morire felici è uno spettacolo-gioco in cui dieci spettatori hanno la possibilità di sperimentare una nuova vita, dalla nascita alla morte, compiendo scelte che influenzano l’andamento della serata. Con un solo obiettivo: morire felici. Come fare? Sopravvivere da soli o unirsi agli altri? Scommettere e forse perdere tutto o essere parsimoniosi? Rispettare la legge o abbandonarsi all’illegalità? Affidarsi al destino - impersonato dal resto del pubblico - oppure al calcolo? Assecondare i propri istinti o lottare contro di essi? Una serata di teatro per vivere un’altra vita. Un'esistenza diversa tra gioco e spettacolo per riflettere sulle regole che ci fanno stare al mondo. E sul senso della (nostra) vita. Lo spettacolo "Dieci modi per morire felici" Dove Reggio Emilia, Teatro Cavallerizza, Viale Antonio Allegri, 8/a Quando 16 e 17 aprile 2024 A che ora 20.30 Ideazione e regia Emanuele Aldrovandi Con Luca Mammoli Drammaturgia Emanuele Aldrovandi e Jacopo Giacomoni

  • 300 spettacoli: una festa, molti progetti

    Grazie a tutti gli attori, autori, registi, amici e appassionati di teatro che sabato 6 aprile hanno festeggiato con noi nella cascina della nostra talea Grazia (a Vizzolo Predabissi, Milano) il giro di boa degli oltre 300 spettacoli della rassegna Portiamo il Teatro a Casa Tua. Artisti, appassionati di teatro e spettatori si sono incontrati tutti insieme per la prima volta: tra gag e battute, citazioni e cavalli di battaglia evergreen, decine di professionisti ci hanno regalato brani del loro repertorio. Questi meravigliosi attori di estrazione variegata (dai drammi alle commedie, dai monologhi al cabaret) hanno reso molto speciale una serata che, ne siamo certi, ha ispirato sinergie e nuovi progetti di collaborazione. Non chiamateli (solo) salotti A più di otto anni dal suo esordio, Portiamo il Teatro a Casa Tua ha vinto la sua scommessa: avvicinare il teatro alle persone. Il punto di forza? Coinvolgere spettatori nuovi, meno propensi a prenotare una poltrona e più inclini a ritrovarsi in luoghi informali e amichevoli. Sarà per questo che, in questi anni, il teatro residenziale è cresciuto esponenzialmente: partita un po' per gioco e un po' per passione, la rassegna Portiamo il Teatro a Casa Tua è diventata infatti un punto di riferimento importante in Italia grazie alla sua scuderia di 210 artisti e alle sue 21 talee. Le talee, la nostra ricchezza Dalla Lombardia all'Emilia, dal Veneto al Lazio o al Piemonte, tante padrone di casa innamorate del teatro hanno scelto di ospitare centinaia di spettacoli che coinvolgono migliaia di appassionati. Proprio in questi giorni accogliamo Lisa, attrice e talea di Ivrea. Si aggiunge alle nostre appassionate veterane: Stefania, Isabella, Vincenza, Ursula, Marina M., Marina T., Elisabetta, Shirin, Matilde, Paola, Aurora, Giovanni, Chiara, Anna, Gianna e Federica. Oltre, naturalmente, alla Tana degli artisti, a Piazza Repubblica e a Belluno. Insomma, a una passione incrollabile corrisponde oggi un calendario serrato: le nostre date infatti sono esaurite fino al 2025. I seminari bellunesi Un posto speciale nel nostro cuore è riservato alla formazione. Giunti alla terza edizione, ospitiamo anche quest'anno i seminari residenziali di Belluno, cinque settimane full immersion ispirate da otto artisti e destinate ad arricchire il curriculum di numerosi attori. L'edizione estiva parte il 7 luglio e termina il 18 agosto. Qui trovate il calendario: www.portiamoilteatroacasatua.it/i-seminari. Per informazioni e ulteriori dettagli, contattate koine.loft@gmail.com. Che altro dire? Ci vediamo a casa!

  • Scorzillo, Vitale, Auricchio

    "Non sono scappato papà. Ho fatto la valigia e sono uscito per strada. La mia strada.” Sabato 23 marzo Sergio Scorzillo riporta in scena "Prodigus", parabola contemporanea del figliol prodigo descritta (solamente) dall'evangelista Luca: “tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. In una famiglia di agricoltori, ai giorni nostri, un fratello lascia tutto e se ne va per inseguire un sogno: il palcoscenico. L'altro resta in azienda a tirare avanti la baracca: “Mi sentivo in colpa. Di che cosa io non sapevo”. "Prodigus"è il racconto (molto) autobiografico di un giovane che dice no a un futuro già scritto: la morte del padre offre a entrambi l'occasione per mettere a nudo un rapporto conflittuale mai chiarito. Il confronto tra fratelli corre sul filo del telefono: non si rivedranno mai di persona. E mentre riemergono vecchie ferite, le ragioni dell'uno si confondono nei motivi dell'altro: "Lo vedi che hai bisogno di correggere i ricordi, Matteo?" Però, se il passato non può essere riscritto, può almeno essere riletto. Prodigus e suo fratello si sforzano di immaginarne uno diverso, non ostile, mentre sullo sfondo resta un convitato di pietra: il padre. lI tempo è un gran dottore, si sa, può cambiare i ricordi e modellarli. Ma i due "più che nemici erano fratelli". Non c'è miglior motivo per ricominciare. Scopriranno insieme che, se partire vuol dire libertà, tornare significa radici. E che, a volte, può essere bello riscoprirsi figliol prodigo. Lo spettacolo "Prodigus" Testo e regia di Sergio Scorzillo Con Luigi Vitale e Salvatore Auricchio Dove Teatro dei Lupi, via della Capinera 1, Milano Quando 23 marzo Alle ore 20.30 Produzione Reading Gaol di Milano

  • Visto per voi, "Le Supplici"

    L’orrore della guerra, la sofferenza causata dalla violenza, il pianto inconsolabile delle madri che perdono i figli in battaglia. “Le Supplici” al Menotti, per la regia di Serena Sinigaglia, è una rilettura del testo di Euripide, il più longevo dei classici greci. Attualissimo anche oggi, racconta il dolore di sette madri di altrettanti eroi uccisi davanti alle sette porte di Tebe. Sette è un numero magico in numerose cosmologie classiche, da quella babilonese a quella ebraica o cristiana. In questa tragedia greca, le donne - che non riescono a riavere dal tiranno Creonte i corpi dei figli per dar loro una degna sepoltura - si riuniscono intorno all’altare di Demetra per chiedere aiuto a Teseo, il re di Atene. Ma l'accordo non si trova e, tra le due città scoppia nuovamente la guerra. Per la cronaca, alla fine vince Atene e i cadaveri vengono restituiti. L'opera di Euripide, scritta e rappresentata per la prima volta tra il 423 e il 421 avanti Cristo, tocca temi sensibili anche al giorno d'oggi: la fragile idea di democrazia, la rivalità politica tra gli stati, la demagogia, l’ipocrisia e l’ambiguità dei potenti, il trionfo del narcisismo. Insomma, niente di nuovo sotto il sole. “Le Supplici - afferma Sinigaglia - è un testo raramente rappresentato al mondo, perché particolare. È un testo politico, civile, prettamente dialettico e quindi poco epico e poco teatrale. Siamo abituati a un Euripide molto umano, dove accadono vicende calde tra i personaggi e quindi tra gli attori in scena. Invece in questo testo Euripide sembra ragionare sui conflitti della democrazia. Sull’impossibilità dell’essere umano di trovare una società giusta”. Le attrici Francesca Ciocchetti, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan, Deborah Zuin vestono a lutto con lunghi costumi neri e, spesso, indossano una sottile corazza che regala alla scenografia un effetto paradossalmente futuristico. Oltre alle madri, interpretano una varietà di personaggi: il coro dei bimbi, gli uomini (Teseo, l’araldo tebano, Etra, Adrasto, il messaggero) e la dea Atena. Per inciso, il contrario di quanto avviene nella tragedia greca, dove le donne non calcano mai il palcoscenico. Questa riscrittura del dramma di Euripide si avvale della traduzione di Maddalena Giovannelli e di Nicola Fogazzi che innestano il testo originale con brani di autori di epoche diverse, come Emil Cioran, Nicolò Machiavelli e Platone. “Le Supplici” ha vinto il Premio della critica 2022 dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro e il Premio Hystrio Twister 2023. Lo spettacolo Le Supplici Dove Teatro Menotti, via Ciro Menotti 11, Milano Quando fino a domenica 10 marzo A che ora 16.30 Biglietti biglietteria@teatromenotti.org telefono 02 82873611

  • Del Frate, “Vecchia, sporca e cattiva”

    A una certa età diventi un peso, così i figli ti mettono in casa di riposo. È il caso di Maria, ricoverata perché "lì ti curano meglio". Vecchia sporca e cattiva è un monologo di Nadia Del Frate, che interpreta sia la madre sia la figlia. Maria - sola e non autosufficiente - racconta la sua storia: la famiglia patriarcale, il ventennio fascista, il grande amore per Vincenzo, il matrimonio con l'uomo sbagliato, la maternità e, infine, l'inevitabile solitudine: “Questi vecchi occhi racconterebbero tanta vita se solo trovassero cuori disposti ad ascoltare”. Perché Maria è vecchia, non anziana. E c'è una bella differenza. Nadia Del Frate ci regala un monologo appassionato, intenso, a tratti rabbioso o ironico, che descrive nel dettaglio gli stati d'animo di chi - sul viale del tramonto - mette a bilancio la sua esistenza. Che cosa resta alla fine del viaggio? Gli acciacchi, la routine, i ricordi. E la speranza che arrivi la figlia a farle visita. Restano anche i rimpianti e la rabbia: un impasto indigesto che si mescola con il senso del dovere, con le scelte (non sempre consapevoli) e con l'inevitabile casualità. Vecchia sporca e cattiva è un racconto spudorato e dissacrante sul crepuscolo della vita. Crudo e crudele come la vecchiaia. La regia è di Claudio Intropido. Lo spettacolo Vecchia, sporca e cattiva Con Nadia Del Frate Regia Claudio Intropido Produzione Manifatture Teatrali Milanesi

  • Seminari Bellunesi, il calendario

    Parte il 7 luglio e finisce il 18 agosto la terza edizione dei Seminari Teatrali Bellunesi. Sei appuntamenti con i docenti della nostra Scuderia per affinare le tecniche di recitazione e godersi l'atmosfera professionale (e amichevole) della nostra residenza veneta. Si comincia ai primi di luglio e si termina oltre Ferragosto: qui le date e gli argomenti in programma. Per informazioni e iscrizioni scrivere a: koine.loft@gmail.com. 7-14 luglio - "Improvvisazione teatrale e comicità" - con Alessandra Sarno e Giorgio Centamore 14-21 luglio - "In viaggio verso il personaggio" - con Monica Faggiani 21-28 luglio - "L'attore urgente: nascita e costruzione di uno spettacolo" - con Giulia D'Imperio e Enrico Ballardini 28 luglio- 4 agosto - "Il teatro popolare" - con Maria Carolina Nardino 4 - 11 agosto - "Il corpo narrante" - con Rossella Raimondi 11-18 agosto - "Dizione e narrazione" - con Maria Cristina Marsale e Evarossella Biolo

  • "Il mio Foma immaginario"

    Foma Fomic vuole rivoluzionare il mondo dell’opera lirica con l'idea di allestire una produzione nuova, che abbracci l'arte da Beethoven ai Beatles. La grande occasione arriva da un invito a partecipare alla trasmissione Sottovoce, di Gigi Marzullo. Ne nasce un progetto ad ampio spettro, arricchito da un dialogo surreale con il suo doppio, una specie di Foma interiore che spesso lo riflette ma, a volte, non gli corrisponde. Un po’ adulto e un po' bambino, Foma immagina un successo travolgente, un pubblico in estasi, un'opera memorabile. E - nel suo viaggio verso l'inevitabile successo - parte dalla musica per spaziare su riflessioni più ampie, arricchite dal un contraddittorio puntiglioso del suo amico di fantasia. Che lo rintuzza, lo stuzzica e, perché no, forse vuole cambiarlo. “Il mio Foma immaginario” è un viaggio semiserio sulle proprie fratture interne, sui conflitti tra realtà e rappresentazione, tra realismo e idealismo, tra le fantasie dell'infanzia e la smaliziata (e ottusa) furbizia dell’età adulta. Nel solco del teatro canzone, un po' surreale e un po' finto-ingenuo, si snoda un testo ostinatamente visionario, ma non necessariamente leggero. Un po' fuori moda e un po' fuori posto, Foma-Pollicino semina sassolini per tracciare la strada che porta a se stessi. Foma Fomic, in arte Giovanni D`Avanzo, propone - come da tradizione - un personaggio stralunato, a tratti ironico e disincantato. L'esuberante Elisa Pittau (il suo doppio a trazione autonoma) lo stuzzica, lo incita e prontamente lo mette in riga. Sarà per questo che l'improbabile coppia ci rammenta una nota battuta di Woody Allen: "ho appena incontrato un uomo meraviglioso. Non è reale, ma non si può avere tutto".

  • "Il Maestro e Margherita", la recensione de "Il Teatrante"

    Lo spettacolo, ispirato all'omonimo romanzo di Bulgakov "Il Maestro e Margherita", recensito da Danilo Caravà su "Il Teatrante". Nel 1931, in un manicomio di Mosca, due scrittori si confrontano. Satana è con loro. E, a volte, dentro di loro. Nicola D’Emidio e Chiara Sarcona interpretano numerosi personaggi al confine con la follia. La regia è di Mario Gonzalez. https://www.ilteatrante.it/il-maestro-e-margherita-rcensione-teatro/

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