top of page

98 risultati trovati con una ricerca vuota

  • 300 spettacoli: una festa, molti progetti

    Grazie a tutti gli attori, autori, registi, amici e appassionati di teatro che sabato 6 aprile hanno festeggiato con noi nella cascina della nostra talea Grazia (a Vizzolo Predabissi, Milano) il giro di boa degli oltre 300 spettacoli della rassegna Portiamo il Teatro a Casa Tua. Artisti, appassionati di teatro e spettatori si sono incontrati tutti insieme per la prima volta: tra gag e battute, citazioni e cavalli di battaglia evergreen, decine di professionisti ci hanno regalato brani del loro repertorio. Questi meravigliosi attori di estrazione variegata (dai drammi alle commedie, dai monologhi al cabaret) hanno reso molto speciale una serata che, ne siamo certi, ha ispirato sinergie e nuovi progetti di collaborazione. Non chiamateli (solo) salotti A più di otto anni dal suo esordio, Portiamo il Teatro a Casa Tua ha vinto la sua scommessa: avvicinare il teatro alle persone. Il punto di forza? Coinvolgere spettatori nuovi, meno propensi a prenotare una poltrona e più inclini a ritrovarsi in luoghi informali e amichevoli. Sarà per questo che, in questi anni, il teatro residenziale è cresciuto esponenzialmente: partita un po' per gioco e un po' per passione, la rassegna Portiamo il Teatro a Casa Tua è diventata infatti un punto di riferimento importante in Italia grazie alla sua scuderia di 210 artisti e alle sue 21 talee. Le talee, la nostra ricchezza Dalla Lombardia all'Emilia, dal Veneto al Lazio o al Piemonte, tante padrone di casa innamorate del teatro hanno scelto di ospitare centinaia di spettacoli che coinvolgono migliaia di appassionati. Proprio in questi giorni accogliamo Lisa, attrice e talea di Ivrea. Si aggiunge alle nostre appassionate veterane: Stefania, Isabella, Vincenza, Ursula, Marina M., Marina T., Elisabetta, Shirin, Matilde, Paola, Aurora, Giovanni, Chiara, Anna, Gianna e Federica. Oltre, naturalmente, alla Tana degli artisti, a Piazza Repubblica e a Belluno. Insomma, a una passione incrollabile corrisponde oggi un calendario serrato: le nostre date infatti sono esaurite fino al 2025. I seminari bellunesi Un posto speciale nel nostro cuore è riservato alla formazione. Giunti alla terza edizione, ospitiamo anche quest'anno i seminari residenziali di Belluno, cinque settimane full immersion ispirate da otto artisti e destinate ad arricchire il curriculum di numerosi attori. L'edizione estiva parte il 7 luglio e termina il 18 agosto. Qui trovate il calendario: www.portiamoilteatroacasatua.it/i-seminari. Per informazioni e ulteriori dettagli, contattate koine.loft@gmail.com. Che altro dire? Ci vediamo a casa!

  • Scorzillo, Vitale, Auricchio

    "Non sono scappato papà. Ho fatto la valigia e sono uscito per strada. La mia strada.” Sabato 23 marzo Sergio Scorzillo riporta in scena "Prodigus", parabola contemporanea del figliol prodigo descritta (solamente) dall'evangelista Luca: “tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. In una famiglia di agricoltori, ai giorni nostri, un fratello lascia tutto e se ne va per inseguire un sogno: il palcoscenico. L'altro resta in azienda a tirare avanti la baracca: “Mi sentivo in colpa. Di che cosa io non sapevo”. "Prodigus"è il racconto (molto) autobiografico di un giovane che dice no a un futuro già scritto: la morte del padre offre a entrambi l'occasione per mettere a nudo un rapporto conflittuale mai chiarito. Il confronto tra fratelli corre sul filo del telefono: non si rivedranno mai di persona. E mentre riemergono vecchie ferite, le ragioni dell'uno si confondono nei motivi dell'altro: "Lo vedi che hai bisogno di correggere i ricordi, Matteo?" Però, se il passato non può essere riscritto, può almeno essere riletto. Prodigus e suo fratello si sforzano di immaginarne uno diverso, non ostile, mentre sullo sfondo resta un convitato di pietra: il padre. lI tempo è un gran dottore, si sa, può cambiare i ricordi e modellarli. Ma i due "più che nemici erano fratelli". Non c'è miglior motivo per ricominciare. Scopriranno insieme che, se partire vuol dire libertà, tornare significa radici. E che, a volte, può essere bello riscoprirsi figliol prodigo. Lo spettacolo "Prodigus" Testo e regia di Sergio Scorzillo Con Luigi Vitale e Salvatore Auricchio Dove Teatro dei Lupi, via della Capinera 1, Milano Quando 23 marzo Alle ore 20.30 Produzione Reading Gaol di Milano

  • Visto per voi, "Le Supplici"

    L’orrore della guerra, la sofferenza causata dalla violenza, il pianto inconsolabile delle madri che perdono i figli in battaglia. “Le Supplici” al Menotti, per la regia di Serena Sinigaglia, è una rilettura del testo di Euripide, il più longevo dei classici greci. Attualissimo anche oggi, racconta il dolore di sette madri di altrettanti eroi uccisi davanti alle sette porte di Tebe. Sette è un numero magico in numerose cosmologie classiche, da quella babilonese a quella ebraica o cristiana. In questa tragedia greca, le donne - che non riescono a riavere dal tiranno Creonte i corpi dei figli per dar loro una degna sepoltura - si riuniscono intorno all’altare di Demetra per chiedere aiuto a Teseo, il re di Atene. Ma l'accordo non si trova e, tra le due città scoppia nuovamente la guerra. Per la cronaca, alla fine vince Atene e i cadaveri vengono restituiti. L'opera di Euripide, scritta e rappresentata per la prima volta tra il 423 e il 421 avanti Cristo, tocca temi sensibili anche al giorno d'oggi: la fragile idea di democrazia, la rivalità politica tra gli stati, la demagogia, l’ipocrisia e l’ambiguità dei potenti, il trionfo del narcisismo. Insomma, niente di nuovo sotto il sole. “Le Supplici - afferma Sinigaglia - è un testo raramente rappresentato al mondo, perché particolare. È un testo politico, civile, prettamente dialettico e quindi poco epico e poco teatrale. Siamo abituati a un Euripide molto umano, dove accadono vicende calde tra i personaggi e quindi tra gli attori in scena. Invece in questo testo Euripide sembra ragionare sui conflitti della democrazia. Sull’impossibilità dell’essere umano di trovare una società giusta”. Le attrici Francesca Ciocchetti, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan, Deborah Zuin vestono a lutto con lunghi costumi neri e, spesso, indossano una sottile corazza che regala alla scenografia un effetto paradossalmente futuristico. Oltre alle madri, interpretano una varietà di personaggi: il coro dei bimbi, gli uomini (Teseo, l’araldo tebano, Etra, Adrasto, il messaggero) e la dea Atena. Per inciso, il contrario di quanto avviene nella tragedia greca, dove le donne non calcano mai il palcoscenico. Questa riscrittura del dramma di Euripide si avvale della traduzione di Maddalena Giovannelli e di Nicola Fogazzi che innestano il testo originale con brani di autori di epoche diverse, come Emil Cioran, Nicolò Machiavelli e Platone. “Le Supplici” ha vinto il Premio della critica 2022 dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro e il Premio Hystrio Twister 2023. Lo spettacolo Le Supplici Dove Teatro Menotti, via Ciro Menotti 11, Milano Quando fino a domenica 10 marzo A che ora 16.30 Biglietti biglietteria@teatromenotti.org telefono 02 82873611

  • Del Frate, “Vecchia, sporca e cattiva”

    A una certa età diventi un peso, così i figli ti mettono in casa di riposo. È il caso di Maria, ricoverata perché "lì ti curano meglio". Vecchia sporca e cattiva è un monologo di Nadia Del Frate, che interpreta sia la madre sia la figlia. Maria - sola e non autosufficiente - racconta la sua storia: la famiglia patriarcale, il ventennio fascista, il grande amore per Vincenzo, il matrimonio con l'uomo sbagliato, la maternità e, infine, l'inevitabile solitudine: “Questi vecchi occhi racconterebbero tanta vita se solo trovassero cuori disposti ad ascoltare”. Perché Maria è vecchia, non anziana. E c'è una bella differenza. Nadia Del Frate ci regala un monologo appassionato, intenso, a tratti rabbioso o ironico, che descrive nel dettaglio gli stati d'animo di chi - sul viale del tramonto - mette a bilancio la sua esistenza. Che cosa resta alla fine del viaggio? Gli acciacchi, la routine, i ricordi. E la speranza che arrivi la figlia a farle visita. Restano anche i rimpianti e la rabbia: un impasto indigesto che si mescola con il senso del dovere, con le scelte (non sempre consapevoli) e con l'inevitabile casualità. Vecchia sporca e cattiva è un racconto spudorato e dissacrante sul crepuscolo della vita. Crudo e crudele come la vecchiaia. La regia è di Claudio Intropido. Lo spettacolo Vecchia, sporca e cattiva Con Nadia Del Frate Regia Claudio Intropido Produzione Manifatture Teatrali Milanesi

  • Seminari Bellunesi, il calendario

    Parte il 7 luglio e finisce il 18 agosto la terza edizione dei Seminari Teatrali Bellunesi. Sei appuntamenti con i docenti della nostra Scuderia per affinare le tecniche di recitazione e godersi l'atmosfera professionale (e amichevole) della nostra residenza veneta. Si comincia ai primi di luglio e si termina oltre Ferragosto: qui le date e gli argomenti in programma. Per informazioni e iscrizioni scrivere a: koine.loft@gmail.com. 7-14 luglio - "Improvvisazione teatrale e comicità" - con Alessandra Sarno e Giorgio Centamore 14-21 luglio - "In viaggio verso il personaggio" - con Monica Faggiani 21-28 luglio - "L'attore urgente: nascita e costruzione di uno spettacolo" - con Giulia D'Imperio e Enrico Ballardini 28 luglio- 4 agosto - "Il teatro popolare" - con Maria Carolina Nardino 4 - 11 agosto - "Il corpo narrante" - con Rossella Raimondi 11-18 agosto - "Dizione e narrazione" - con Maria Cristina Marsale e Evarossella Biolo

  • "Il mio Foma immaginario"

    Foma Fomic vuole rivoluzionare il mondo dell’opera lirica con l'idea di allestire una produzione nuova, che abbracci l'arte da Beethoven ai Beatles. La grande occasione arriva da un invito a partecipare alla trasmissione Sottovoce, di Gigi Marzullo. Ne nasce un progetto ad ampio spettro, arricchito da un dialogo surreale con il suo doppio, una specie di Foma interiore che spesso lo riflette ma, a volte, non gli corrisponde. Un po’ adulto e un po' bambino, Foma immagina un successo travolgente, un pubblico in estasi, un'opera memorabile. E - nel suo viaggio verso l'inevitabile successo - parte dalla musica per spaziare su riflessioni più ampie, arricchite dal un contraddittorio puntiglioso del suo amico di fantasia. Che lo rintuzza, lo stuzzica e, perché no, forse vuole cambiarlo. “Il mio Foma immaginario” è un viaggio semiserio sulle proprie fratture interne, sui conflitti tra realtà e rappresentazione, tra realismo e idealismo, tra le fantasie dell'infanzia e la smaliziata (e ottusa) furbizia dell’età adulta. Nel solco del teatro canzone, un po' surreale e un po' finto-ingenuo, si snoda un testo ostinatamente visionario, ma non necessariamente leggero. Un po' fuori moda e un po' fuori posto, Foma-Pollicino semina sassolini per tracciare la strada che porta a se stessi. Foma Fomic, in arte Giovanni D`Avanzo, propone - come da tradizione - un personaggio stralunato, a tratti ironico e disincantato. L'esuberante Elisa Pittau (il suo doppio a trazione autonoma) lo stuzzica, lo incita e prontamente lo mette in riga. Sarà per questo che l'improbabile coppia ci rammenta una nota battuta di Woody Allen: "ho appena incontrato un uomo meraviglioso. Non è reale, ma non si può avere tutto".

  • "Il Maestro e Margherita", la recensione de "Il Teatrante"

    Lo spettacolo, ispirato all'omonimo romanzo di Bulgakov "Il Maestro e Margherita", recensito da Danilo Caravà su "Il Teatrante". Nel 1931, in un manicomio di Mosca, due scrittori si confrontano. Satana è con loro. E, a volte, dentro di loro. Nicola D’Emidio e Chiara Sarcona interpretano numerosi personaggi al confine con la follia. La regia è di Mario Gonzalez. https://www.ilteatrante.it/il-maestro-e-margherita-rcensione-teatro/

  • "Il Maestro e Margherita": D’Emidio, Sarcona, Gonzales

    A Mosca nel 1931 la vita è dura e ancora risuonano gli echi della guerra e della rivoluzione. Mentre la fame e la miseria accompagnano vite precarie, e intere generazioni sono destinate all'insicurezza, un letterato (il Maestro) viene ricoverato in manicomio per avere scritto un romanzo incentrato su Ponzio Pilato. Qui incontra Ivan, mediocre poeta di regime che gli racconta il suo spaventoso incontro con Satana. Il maestro e Margherita è una rilettura dell'opera di Michail Afanas'evič Bulgakov: Nicola D’Emidio e Chiara Sarcona interpretano numerosi personaggi ai confini della follia. Come da manuale, il Maestro accetta di vendere l’anima al Diavolo - che si presenta sotto le vesti di un attore e di un esperto in magia nera - per riavere la sua amata Margherita. E, come nel Faust di Goethe, si convince che il Grande Tentatore potrà sollevarlo dalle sue miserie, fargli superare ogni ostacolo imposto dal destino e salvarlo dall’inevitabile sofferenza. Ispirato ai grandi temi della letteratura classica - la lotta tra il bene e il male, la tentazione e la corruzione, l’amore e il dolore - il racconto  di Bulgakov si svolge su più livelli: il presente viene arricchito e "distratto" da innumerevoli ricordi e digressioni dei protagonisti. La lettura dell'autore - nato a Kiev nella Russia zarista e morto a Mosca nell'Unione Sovietica - ha, inevitabilmente, una lettura più atea e più sociologica di quella del Faust o della Divina Commedia. La riduzione teatrale del regista Mario Gonzales lo arricchisce di ironia e di satira grottesca, ma porta con sé - come impone ogni classico che si rispetti - un ineludibile monito: nella vita basta poco per imboccare la strada del male.

  • "Il rivoluzionario errante", al Litta fino al 25 febbraio

    Nell’Europa dell’800, sotto il segno di Marx e Bakunin, si diffondono le idee di socialismo: "Il rivoluzionario errante. Vite, utopie e fallimenti di Nikolaj Sudzilovskij” racconta il sogno egualitario di un esule dalla Russia degli zar. Il "dottore" venuto dall'ovest  - nome di battaglia Nicholas Russell - incita alla rivoluzione socialista: vuole un mondo nuovo, all'insegna della giustizia sociale e della fratellanza. Sudzilovskij, protagonista di una modernità turbolenta, è: accompagnato dal fedele pappagallo. Che gli fa da specchio. "Il rivoluzionario errante"è in scena fino al 25 febbraio al Teatro Litta di Milano. Con Mario Sala Gallini e Angelo Tronca, scene di Marco Muzzolon, costumi di Stefania Pravato, luci di Fabrizio Visconti, musiche di Ivan Bert. Con la collaborazione di Fabrizio Kofler, per la regia di Alberto Oliva. Liberamente ispirato al libro“Lumpatius Vagabundus. Sulle tracce di Nikolaj Sudzilovskij” (Gaspari Edizioni), di Claudio Facchinelli. Lo spettacolo "Il rivoluzionario errante" Dove Teatro Litta, corsa Magenta 24, Milano Quando 20-25 febbraio Alle ore 19.30

  • Visto per voi: Platone, "La Repubblica"

    Qual è il governo più giusto? Qual è l'origine del bene? E come si applicano le norme del buon governo? All'alba della politologia moderna c'è Platone, con le sue decine di opere che classificano - per la prima volta nella storia nel pensiero - quasi tutto lo scibile umano. Lo spettacolo rilegge in chiave attuale La Repubblica, dieci volumi del filosofo greco sull'idea di buon governo. In scena fino a mercoledì 7 febbraio al Carcano di Milano (corso di Porta Romana 63), c'è La Repubblica: da Platone, Aristofane, Eschilo. Cosa ci resta? Regia e drammaturgia di Omar Nedjari. Assistente alla regia, Michele Iuculano. Con Alex Cendron, Sergio Longo, Stefano Orlandi, Marika Pensa, Giuseppe Sartori. La pièce mantiene il metodo dialettico preferito da Platone: definizione di un'idea e confutazione. Si chiede il regista: possiamo riconoscerci nella via tracciata dal maestro greco? La risposta è un no (categorico). A ben guardarla, in effetti, la Repubblica platonica mostra oggi qualche crepa: la censura delle idee, la soppressione di deboli, malati e malformati, la gestione da parte dello Stato dell'educazione dei bambini o anche il comunismo platonico. Messi in pratica, molti di questi suggerimenti si sono rivelati mostruosi. Del resto, parecchi illuminati maestri hanno dato lo spunto a pessimi allievi. Ma se è vero che a trarre ispirazione dall'idea platonica di Stato sono stati regimi più che discutibili, ha senso ricordare che Platone vive e scrive in un contesto molto diverso dal nostro, dove i valori, le consuetudini, la comunità e il potere sono ben lontani da quello che oggi consideriamo l'ideale di buon governo. Non solo dal greco ci separano 2500 anni di storia: la sua speculazione filosofica è - all'epoca - circoscritta all'agorà di una manciata di saggi ateniesi. E, probabilmente, non ambisce a diventare politologia. Primo a scrivere una teoria coerente sull'idea di governo, Platone vive il destino di tutti gli anticipatori: essere seguiti, avversati, interpretati. Il suo pensiero politico, una parte minima della sua immensa opera di classificazione del mondo, servirà a numerosi teorici che hanno costruito modelli di Stato spesso divergenti. Platone l'anticipatore. Platone l'idealista. Platone l'allievo (e il maestro). Platone da copiare, confutare e da rigirare come un calzino. Lo spettacolo di Omar Nedjari mostra come se ne possa fare un pessimo uso. I filosofi, si sa, vengono spesso tirati per i capelli. Eppure, anche se l'idea di Stato di Platone non può essere tout court alla base del "nostro" buon governo, probabilmente la cultura greca ha ancora qualcosa da insegnarci. A partire dalla dialettica. Restiamo nani sulle spalle dei giganti. Lo spettacolo "La Repubblica" Dove Teatro Carcano Corso di Porta Romana 63 Milano Quando 5, 6, 7 febbraio ore 19.30

  • Presto al Litta: "Il rivoluzionario errante"

    Quasi medico. Poeta per passione. Militante per vocazione.“Il rivoluzionario errante: vite, utopie e fallimenti di Nikolaj Sudzilovskij” è in scena al Litta dal 20 al 25 febbraio. Scritta da Tommaso Urselli, è l'affascinante storia del “dottor" Nikolaj Sudzilovskij, nome di battaglia Nicholas Russell. Vocazione socialista, un destino da esule, Sudzilovskij è un rivoluzionario del suo tempo: contemporaneo di Marx, Engels e Bakunin - che ha conosciuto personalmente - è più affascinato dalla politica che dalla medicina. Coinvolto in attività rivoluzionarie a Kiev, viene arrestato dalla polizia zarista: in carcere diventa assistente medico e tenta di organizzare una fuga di massa. Fallisce e, nel 1874, deve scappare dalla Russia. Studente di giurisprudenza a San Pietroburgo e di medicina a Kiev, vive in Bulgaria, in Romania (dove contribuisce a dar vita ad alcuni movimenti rivoluzionari), negli Stati Uniti e alle Hawaii. Nel 1905 è in Giappone: la sua patria, sconfitta nella guerra russo-giapponese, è sconvolta dalle rivolte e dagli scioperi. È l'anno in cui nascono i Soviet. I sui contemporanei lo descrivono come un elegante signore in abiti di lino chiaro intento a insegnare a leggere e a scrivere a contadini analfabeti. Sudzilovskij l'intellettuale, il marxista, l'esule: porterà con sé in quattro continenti l'incrollabile fede che il socialismo salverà il mondo. E un pappagallo trovato alle Hawaii. "Il rivoluzionario errante" è interpretato da Mario Sala Gallini e Angelo Tronca. Scene di Marco Muzzolon, costumi di Stefania Pravato, luci di Fabrizio Visconti, musiche di Ivan Bert. Con la collaborazione di Fabrizio Kofler, per la regia di Alberto Oliva. Liberamente ispirato al libro“Lumpatius Vagabundus. Sulle tracce di Nikolaj Sudzilovskij” (Gaspari Edizioni), di Claudio Facchinelli. Lo spettacolo Il rivoluzionario errante: vite, utopie e fallimenti di Nikolaj Sudzilovskij” Dove Teatro Litta (la Cavallerizza), corso Magenta 24 Quando Dal 20 al 25 febbraio Alle ore 19.30

  • Visto per voi: "Moby Dick alla prova"

    Come mai un manipolo di attori intento a recitare "Re Lear", si trova a un tratto a dare la caccia a una balena bianca? "Moby Dick alla prova” è la rilettura del regista Elio De Capitani del celebre romanzo di Melville, datato 1851. Finzione nella finzione, la pièce - in scena all’Elfo fino al 3 marzo - accomuna due stranoti "folli" letterari: Re Lear e il capitano Achab. Il regista coglie la metafora suggerita nel 1955 da Orson Welles: in tutti i tempi - per mare e per terra - la vendetta guida le azioni umane. Fino alla catastrofe. E alla dannazione delle anime di chi li accompagna. La storia del capitano Achab è nota: privato della gamba destra da una gigantesca balena, il comandante  - per tre anni - conduce sulla baleniera Pequod una caccia esasperata al suo "nemico" Moby Dick. Nelle tempestose acque del Pacifico, lo supporta il fedele equipaggio: l'eccitazione del cacciatore e della sua ciurma crescono in un pathos spasmodico via via che la "presenza" del capodoglio si fa più minacciosa. La riduzione scenografica ci restituisce uno spettacolo senza mammifero e senza oceano, senza remi né navi. Eppure se ne sente pulsare il ritmo, mentre gli attori battono il tempo su tavoli metallici, evocando la battaglia e la fatica imposte ai vogatori in un crescendo intenso e frenetico. Come Wells prima di lui, De Capitani interpreta quattro personaggi: il Capocomico, Lear, Achab e Padre Mapple. "Moby Dick alla prova”non è una comune storia di balenieri, ma un pretesto per raccontare il fascino perverso e contagioso della sete di vendetta, della follia che anima e gli uomini di tutti i tempi. Una metafora intensa e maestosa che ci riguarda da vicino. Lo spettacolo "Moby Dick alla prova" Dove Elfo Puccini, Corso Buenos Aires 33, Milano (sala Shakespeare) Quando Fino al 3 marzo Di e Con Elio De Capitani Crew Cristina Crippa, Angelo De Genio, Marco Bonadei, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana, Massimo Somaglino, Miche Costabile, Giulia Viana e Vincenzo Zampa

bottom of page